Il recupero delle funzionalita' compromesse a causa di un ictus puo' essere effettuato attraverso la stimolazione magnetica del cervello: questo il risultato di una ricerca Italiana , pubblicata il 14 Dicembre on line su Neurology da un gruppo di studiosi della Fondazione Santa Lucia di Roma, guidati da Giacomo Koch (Theta-burst stimulation of the left hemisphere accelerates recovery of hemispatial neglect).
I ricercatori spiegano che, in eseguito a un ictus che si verifica in uno dei due emisferi cerebrali, si verifica uno squilibrio che porta a quella che viene definita, tecnicamente, ''negligenza emispaziale''. Una condizione che consiste nell'incapacita', ad esempio, di muovere il lato sinistro del corpo quando a essere colpita e' la meta' destra del cervello. ''Quando un ictus colpisce una parte del cervello fa si' che l'altra parte diventi iperattiva, e che i suoi circuiti si sovraccarichino'', spiega Koch.
Il trattamento si basa sulla stimolazione magnetica transcranica: una bobina elettromagnetica viene posta contro il cuoio capelluto e crea correnti elettriche che stimolano le cellule nervose al fine di farle recuperare. Dei 20 pazienti coinvolti nell'esperimento, 10 hanno ricevuto dieci sessioni di stimolazione magnetica nel corso di due settimane, mentre altri 10 hanno ricevuto un trattamento simulato; entrambi i gruppi hanno seguito anche l'usuale percorso di riabilitazione. Lo studio ha dimostrato che i circuiti iperattivi erano tornati alla normalita' solo in coloro che avevano ricevuto lo stimolo magnetico. Non solo: alla fine del trattamento e' emerso che coloro che avevano ricevuto la stimolazione magnetica avevano ottenuto miglioramenti nei test visuo-spaziali e di movimento del 16% alla fine del trattamento e del 22% due settimane dopo, mentre il punteggio raggiunto dai soggetti del gruppo di controllo non aveva subito alcun miglioramento.
''Questo studio - spiega Heidi Schambra della Columbia University Medical Center, autrice di un editoriale di accompagnamento all'articolo - rappresenta un importante passo in avanti nella strada verso la riabilitazione dalla negligenza emispaziale dopo un ictus''.
I ricercatori spiegano che, in eseguito a un ictus che si verifica in uno dei due emisferi cerebrali, si verifica uno squilibrio che porta a quella che viene definita, tecnicamente, ''negligenza emispaziale''. Una condizione che consiste nell'incapacita', ad esempio, di muovere il lato sinistro del corpo quando a essere colpita e' la meta' destra del cervello. ''Quando un ictus colpisce una parte del cervello fa si' che l'altra parte diventi iperattiva, e che i suoi circuiti si sovraccarichino'', spiega Koch.
Il trattamento si basa sulla stimolazione magnetica transcranica: una bobina elettromagnetica viene posta contro il cuoio capelluto e crea correnti elettriche che stimolano le cellule nervose al fine di farle recuperare. Dei 20 pazienti coinvolti nell'esperimento, 10 hanno ricevuto dieci sessioni di stimolazione magnetica nel corso di due settimane, mentre altri 10 hanno ricevuto un trattamento simulato; entrambi i gruppi hanno seguito anche l'usuale percorso di riabilitazione. Lo studio ha dimostrato che i circuiti iperattivi erano tornati alla normalita' solo in coloro che avevano ricevuto lo stimolo magnetico. Non solo: alla fine del trattamento e' emerso che coloro che avevano ricevuto la stimolazione magnetica avevano ottenuto miglioramenti nei test visuo-spaziali e di movimento del 16% alla fine del trattamento e del 22% due settimane dopo, mentre il punteggio raggiunto dai soggetti del gruppo di controllo non aveva subito alcun miglioramento.
''Questo studio - spiega Heidi Schambra della Columbia University Medical Center, autrice di un editoriale di accompagnamento all'articolo - rappresenta un importante passo in avanti nella strada verso la riabilitazione dalla negligenza emispaziale dopo un ictus''.
L'autore conclude: "E 'importante ricordare che questo è uno studio randomizzato controllato, fatto solo nel nostro centro e in un piccolo campione di soggetti . Il prossimo passo sarà quello di fare un trial randomizzato controllato multicentrico con molti pazienti al fine di valutare la reale efficacia in una popolazione di grandi dimensioni ".

0 commenti:
Posta un commento