Nuovo approccio terapeutico per uno dei tumori piu' frequenti ed aggressivi dei bambini, il neuroblastoma. Il neuroblastoma inoltre riserva ancora oggi una prognosi infausta perché, anche se diagnosticato tempestivamente, la percentuale di guarigione sarebbe inferiore al 30%.I ricercatori dell'Universita' Cattolica-Policlinico.Gemelli di Roma hanno messo a punto una nuova strategia terapeutica contro il neuroblastoma, uno tra i tumori pediatrici piu' aggressivi. La terapia innovativa consiste nell'associare, sin dall'inizio del trattamento del tumore, la radioterapia alla chemioterapia classica gia' in uso contro il neuroblastoma, utilizzando il composto 131-I-metaiodobenzilguanidina. Per la radioterapia si utilizza la “131-I-metaiodobenzilguanidina”, un composto radioattivo che agisce in modo specifico sulle cellule maligne del neuroblastoma anche se già disseminate. Essa viene traghettata nelle cellule malate attraverso la molecola vettore “benzilguanidina”: questa porta il suo cargo di iodio radioattivo, in modo selettivo, solamente nelle cellule tumorali di neuroblastoma. Infatti, se somministrata ad alte dosi, la 131-I-metaiodobenzilguanidina determina la distruzione specifica delle cellule di neuroblastoma. La terapia e' stata testata con successo in uno studio pilota i cui risultati sono stati pubblicati online su Pediatric Blood and Cancer, rivista scientifica organo ufficiale della Siop (Societa' internazionale Oncologia pediatrica). La ricerca e' stata condotta da Stefano Mastrangelo, ricercatore dell'Unita' operativa di Oncologia pediatrica del Gemelli diretta da Riccardo Riccardi, in collaborazione con l'Istituto di medicina nucleare della Cattolica di Roma.
“Il neuroblastoma metastatico rappresenta ancora adesso una forma tumorale temibile – spiega Riccardi - l’uso della 131-I-metaiodobenzilguanidina, che agisce con un meccanismo diverso dalla chemioterapia classica, rappresenta un’arma in più per cercare di eradicare tutte le cellule maligne di questo tumore. Lo studio di Mastrangelo conferma la validità di questa complessa terapia, che è stata possibile eseguire in collaborazione con Alessandro Giordano, direttore dell’unità Operativa di Medicina Nucleare del Gemelli. Abbiamo eseguito per la prima volta questo studio su un numero relativamente ampio di pazienti, considerando la rarità della malattia, che ci conferma il vantaggio di unire la radioterapia alla chemioterapia classica".

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