giovedì 4 febbraio 2010

Piu' di 40000 donne infibulate in Italia, il piu' alto numero in Europa

Un triste primato per il nostro paese. In Italia si contano oltre 40 mila donne infibulate, il piu' alto numero in Europa. Secondo una ricerca del ministero della Salute, presentata a Milano per la campagna di sensibilizzazione 'Mai più infibulata' promossa dal Comune, oltre 90 mila donne esposte , fra quelle già infibulate e quelle a rischio . E nel bilancio dell'infibulazione già subita o potenziale, non entrano soltanto le donne adulte (si contano 26 mila over 40) e maggiorenni (più di 60 mila tra i 19 e i 40 anni), ma anche 400 bambine e 3.500 ragazze dai 14 ai 18 anni (3.500). Milano è una delle città lombarde con la più alta concentrazione di donne infibulate. Lo slogan su cui ruoterà la campagna è "Insieme per dire mai più" e campeggerà su mille manifesti formato 70x100 che verranno affissi in tutta la metropoli. L'iniziativa debutta alla vigilia della Giornata internazionale contro le mutilazioni genitali femminili (sabato 6 febbraio) che si propone di collocare l'intangibilità del corpo femminile tra i diritti umani irrinunciabili e inalienabili. L'attività di sensibilizzazione si chiuderà simbolicamente l'8 marzo, il giorno in cui si celebra la Festa della donna. A Milano, spiegano dall'assessorato alla Salute, "viene praticata in cliniche abusive, da 'stregoni', in rifugi clandestini ma soprattutto in casa. I casi riscontrati sono oltre 300 in pochi mesi". Ma il problema resta sommerso, anche perchè è difficile far uscire allo scoperto le vittime di queste pratiche. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che nel mondo sono già state sottoposte alla pratica 130 milioni di donne e che 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno. Le vittime in Europa sarebbero 500 mila. Poche ancora le strutture che si occupano di infibulazione e mutilazioni genitali femminili: secondo una ricognizione del ministero della Salute datata 2007, sono 43, concentrate in 13 regioni. E solo in Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Puglia e Sardegna è possibile praticare la deinfibulazione, cioè la procedura chirurgica che consiste nel riaprire la ferita e ricostruire i tessuti mutilati. In Italia l'infibulazione è un reato contro la persona, riconosciuto con una legge del 2006.
Secondo gli esperti queste pratiche causano complicanze a breve, medio e lungo termine legate soprattutto a patologie infiammatorie, ostetriche, psico-sessuali e a cicatrici che condizionano la salute della donna in modo permanente.
Un problema che va affrontato seriamente, e ben vengano queste iniziative.

Nessun commento:

Manon Lescaut: Intermezzo

Loading...