venerdì 31 ottobre 2008

Vuoi sapere se vivrai a lungo? 14 segni per calcolarlo

Un articolo pubblicato recentemente sulla rivista Prevention, (14 Surprising Signs You’ll Live Longer Than You Think) passa in rassegna i 14 punti legati ad una vita piu' longeva . Ecco i 14 fattori che fanno vivere a lungo:
1) avere una madre che vi ha partorito sotto i 25 anni
2) bere almeno 2 tazze di tè al giorno
3) camminare almeno per 30 minuti al giorno
4) non bere mai bibite gassate, nemmeno con calorie zero
5) avere gambe allenate e ossa resistenti
6) consumare abitualmente frutta e verdura rossa
7) aver passato un’adolescenza sana e senza obesità
8) non mangiare carne rossa e hamburger
9) avere una cultura medio-alta
10) avere una vita sociale attiva e molti amici
11) frequentare amici con abitudini sane
12) avere il gusto per le nuove sfide e amare i cambiamenti
13) fare le pulizia di casa da soli
14) essere ottimisti.
Mi sfugge il significato della pulizia di casa da soli....ma per il resto condivido appieno l'articolo.
Prokofiev

Cellulari e rischio salute: nuovo studio dell'AIRC, con dati preoccupanti. Quando si avranno certezze?

Si moltiplicano gli studi sul rapporto cellulari-candro, ma ancora non ci sono evidenze e ceretezze al riguardo . Dall'ultimo studio sull'argomento emergono pero' dati allarmanti . Sarebbe elevato il rischio-tumore al cervello per un intenso uso del cellulare . I dati sono preliminari e provengono dallo studio intitolato Interphone dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, struttura legata all’OMS con sede a Lione, in Francia.
La ricerca ha preso in esame numerose e differenti forme di tumore – 2.600 casi di glioma, 2.300 di meningioma, 1.100 casi di neurinoma acustico e 400 tumori della ghiandola parotide – trasformandosi nel più ampio studio epidemiologico di queste forme tumorali della contemporaneità. Germania, Italia, Canada, Danimarca, Svezia, Australia, Nuova Zelanda, Finlandia, Francia, Israele, Giappone, Norvegia e Gran Bretagna sono i tredici Paesi coinvolti nello studio della IARC (www.iarc.fr).
I dati completi arriveranno solo nel 2009, ma si è aperta la discussione nel mondo scientifico. “Il rischio più preoccupante appare quello relativo alla più grave forma di cancro da noi studiato, il glioma – hanno spiegato i ricercatori dell’IARC – e i dati provenienti da Paesi scandinavi e da parte del Regno Unito hanno permesso di individuare un rischio-glioma particolarmente accresciuto in riferimento all’uso di telefoni mobili per un periodo di dieci anni o oltre dal lato della testa in cui si è sviluppato il tumore”.
Prokofiev

giovedì 30 ottobre 2008

"Quest'anno sono stati uccisi 90.000 italiani e conosciamo i killer" Frase emblematica e verissima....

Mi ha colpito molto questa frase , di una persona che si occupa di problemi correlati al fumo. Posta così fa davvero paura, ma se diciamo invece semplicemente che 90000 sono le vittime del fumo ogni anno non c'è lo stesso impatto, anzi, quasi indifferenza . Tutti gli anni il fumo provoca la morte di 90.000 cittadini (250 al giorno). Si spengono in silenzio, lontano dai riflettori: nessuno di loro "fa notizia". Non come quando muore l'attore del "Cavaliere oscuro" (Heath Ledger) per overdose di eroina. Ogni 7 anni i morti da tabacco sono 600.000, come quelli della prima guerra mondiale. Se paragonati alle altre emergenze emerge chge sono 700 gli omicidi ogni anno, 1400 i morti sul lavoro, 600 i decessi per droghe (tutte), poche centinaia quelli per Aids, 5.669 le vittime della strada. Solo i decessi da alcol si avvicinano alle cifre del fumo : 30.000. Come ho scritto in un precedente post sull'oncologa devra Davis, gli stati hanno finto di non sapere, in accordo con le multinazionali che boicottavano gli studi sul cancro . Poi, nel 2003, l'iniziativa del ministro della Salute Girolamo Sirchia (governo Berlusconi) per proibire il fumo in tutti i locali pubblici. La norma diventa operativa nel gennaio 2005. Da allora, i fumatori sono scesi da 13,5 milioni a 12. La misura ha funzionato perché hanno interagito tre fattori combinati. Primo, il divieto è stato percepito come di buon senso e accettabile: chi fuma in ambiente chiuso (ristoranti, uffici, etc.) provoca danni sanitari a quelli che non fumano: il "fumo passivo". Quindi, malgrado le polemiche, la probizione è stata rispettata, senza grandi sforzi da parte di vigili e Forze dell'ordine. Secondo, è coinciso con l'obbligo (imposto dall'Unione Europea) di vistose scritte sui pacchetti di sigarette: con una notevole varietà di informazioni. Da un generico "il fumo uccide" a "il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno". "Il fumo provoca cancro mortale ai polmoni" e avvertimenti che puntavano anche sull'estetica: "il fumo invecchia la pelle". Le scritte non fanno miracoli, ma arrivavano dopo decenni di criminale assenza e quindi si sono "fatte vedere", hanno avuto il loro effetto. Lo Stato si prendeva le sue responsabilità. Terzo. Da vent'anni (dallo spot post-mortem di Yul Brynner) era cresciuta una cultura internazionale che considera il fumo pericoloso per la salute, un discorso che ha permeato i media, la moda e la cultura di massa, anche attraverso le denunce degli scienziati più credibili come il professor Umberto Veronesi.
Ma qualcosa purtroppo cambia. A qualche anno di distanza, le scritte ormai non si vedono più, la gente non ci fa più caso. E, fra i giovanissimi, il fumo, invece di diminuire, cresce. Gli adolescenti che hanno iniziato a fumare prima dei 14 anni, sono aumentati del 60 per cento. Per le scritte, gli inglesi sono stati i più veloci: da ottobre, foto choc su tutti i pacchetti. Immagini di polmoni anneriti e altro. E si studiano i pacchetti senza brand: tutti uguali, asettici, una misura temutissima dai produttori. Si potrebbero programmare anche nuove scritte, spiazzanti e che farebbero discutere: "Attenzione: il fumo uccide più della droga", dando le cifre. Questo per la prevenzione. Nuovi divieti o forme di scoraggiamento. Negli Usa si è ricorsi a misure drastiche. A Denver (Colorado) è vietato di fumare in strada. In certi condomini di Manhattan, nei cortili. Alcune aziende fanno dei contratti in cui il dipendente si impegna a non fumare nemmeno a casa sua o in vacanza. I test sono a sorpresa e implacabili. I "positivi" vengono licenziati. Sono forme estreme, fondamentaliste, spia di un nuovo "autoritarismo sanitario", discriminatorio. Alcuni governi europei stanno discutendo penalizzazioni sanitarie in cui fumatori o obesi vengono messi in coda. Economisti inglesi hanno suggerito una "patente" per i consumatori, da presentare ai tabaccai per l'acquisto. Con rinnovo annuale (10 sterline). Si suggerisce che qualcuno si scoraggi. Secondo i primi dati (Asl Roma E, sulla rivista dell'American Heart Association), la diminuzione del consumo ha già portato a una riduzione dell'8-11% delle malattie. A spese dei produttori, si potrebbe fare un passaggio ulteriore alle scritte: un chiaro foglio illustrativo, più organico e mirato, da inserire nei pacchetti, con le notizie: se fumate dieci sigarette al dì, per tot anni, vi succede questo e questo, etc. E le indicazioni degli esami che si possono e devono fare. Un giovane che fuma da poco è chiaramente meno spaventato e spaventabile. Sa che un tumore ai polmoni non arriva in due-tre anni. Dunque, campagne mirate sui danni a breve: nelle attività sportive, nelle attività fisiche a scopo ludico (minore fiato e resistenza). E sull'economia: fumare costa da mille euro in su all'anno. Il prezzo di una vacanza; o di un computer nuovo.
Non finiro' mai di ricordare che non ne vale davvero la pena...
Prokofiev

Scomparso uno dei padri della Nefrologia Italiana: il prof. Vittorio Bonomini


Uno dei padri della nefrologia Italiana, ed uno dei massimi nefrologi mondiali , Vittorio Bonomini, è scomparso pochi giorni fa . Era nato a Parma nel 1928; si era formato alla scuola di Domenico Campanacci, che nel 1953 seguì a Bologna, al Policlinico Sant’Orsola, dove il professor Campanacci era stato chiamato a coprire la cattedra di Patologia medica dell’Università. Negli anni ’50, dopo numerosi soggiorni all’estero, e soprattutto in Inghilterra, il professor Bonomini diede il proprio fondamentale contributo alla nascita ed alla crescita della Nefrologia, branca specialistica dedicata allo studio e al trattamento delle malattie renali, in Italia e a Bologna.
Tra le tappe fondamentali della sua opera di ricercatore e di studioso si ricordano la diagnosi delle nefropatie mediche tramite biopsia renale e il loro trattamento con farmaci immunosoppressori e metodiche innovative; il trattamento sostitutivo per l’insufficienza renale acuta e cronica mediante emodialisi con rene artificiale; la progettazione e l’ applicazione di organi artificiali; la realizzazione del programma del trapianto renale. Il professor Bonomini viene ricordato dai suoi allievi, dagli studenti e dai pazienti «un grande Maestro e un grande medico».
Intensa l’attività di ricerca, di base e clinico applicativa svolta negli anni da Bonomini: ricerca di elevato livello, originale per ideazione e realizzazione, sempre finalizzata all’applicazione clinica sul paziente e concretizzata in oltre 500 pubblicazioni scientifiche sulle più prestigiose riviste nazionali e internazionali. La ‘dialisi precoce’, da lui ideata e proposta a metà degli anni ’70, è oggi la principale linea guida per la fase di inizio del trattamento con rene artificiale in tutto il mondo.
Nel corso della carriera accademica, il professor Bonomini è stato direttore della Nefrologia del Sant’ Orsola, dell’Istituto e del Dipartimento di Patologia medica, membro del consiglio di amministrazione dell’Università e preside della facoltà di Medicina e chirurgia dell’Alma Mater.E’ stato anche presidente della Società italiana di Nefrologia, della Società europea degli organi artificiali e dell’International faculty for artificial organs. Ha organizzato numerosi congressi, seminari e corsi, facendo di Bologna un punto di riferimento scientifico e medico di assoluto rilievo, soprattutto nel campo degli organi artificiali e dei trapianti d’organo.
La nefrologia Italiana, considerata oggi una delle migliori al mondo , e la Medicina Italiana , deve molto al professor Bonomini. Mi sebrava doveroso, da nefrologo, un ricordo del professore . Ho avuto la fortuna di ascoltarlo diverse volte presentare relazioni a convegni Internazionali e Nazionali . Lascia un segno indelebile nel mondo scientifico Italiano.
Prokofiev

mercoledì 29 ottobre 2008

Fumo: piu' difficile smettere negli ultimi anni. Ricerca USA

Smettere di fumare è sempre piu' difficile . I fumatori, almeno quelli che si rivolgono ai centri per chiudere con il vizio, sono piu' dipendenti dalla nicotina di 20 anni fa. Questo secondo uno studio del Centro per la prevenzione delle malattie polmonari di Palo Alto, California, presentato al congresso dell'American College of Chest Physicians.
I ricercatori hanno esaminato i livelli di dipendenza da nicotina in 600 fumatori, che avevano partecipato a programmi per smettere in tre diversi periodi in quasi 20 anni, dall''89 al 2006. La dipendenza e' stata quantificata con un questionario 'ad hoc'. I piu' schiavi delle bionde sono risultati i viziosi che si erano rivolti a centri anti-tabacco fra il 2005 e il 2006: ben il 73% era altamente dipendente dalla nicotina contro il 55% di quelli che avevano provato a smettere fra l''89 e il '90 e il 66% del '94. Piu' si fuma, piu' diventa difficile staccarsi dalle bionde. E non c'e' divieto che tenga.
L'aumento della dipendenza potrebbe essere legato alla maggiore quantita' di nicotina che viene inserita nelle sigarette: una ricerca del 2006 condotta dal Dipartimento pubblico della Salute del Massachusetts aveva evidenziato che in otto anni il livello e' cresciuto del 10%. Il nuovo studio, invece, ha evidenziato che nel 2006 il 73% dei fumatori che si sono rivolti al centro medico di Palo Alto sono risultati altamente dipendenti dalla nicotina; nel 1994 erano il 66%, nel 1989 il 55. Secondo il dottor David Sachs, del Centro per la prevenzione delle malattie polmonari di Palo Alto, "la dipendenza e' peggiorata in tutti gli Stati Uniti, ma gli esperti ancora non sanno spiegarne bene i motivi".
Prokofiev

Ondata di obesità e diabete: e se non fosse solo per la dieta?

Sono innumerevoli gli studi sull'obesità e sulla di sindrome metabolica in Italia. L’obesità ed il sovrappeso sono in aumento in tutti i paesi occidentali: in Italia, oggi, è in sovrappeso un maschio adulto su due, una donna su tre e un bambino su tre. Il cambio dello stile di vkita ed alimentazione sono associate ad altri fattori di rischio come l'appartenenza alle classi meno agiate ed un basso livello di istruzione possono essere responsabili. Si conmincia a far strada l'ipotesi che la dieta non sia la sola responsabile di questo vertiginoso aumento . Accanto all’eccesso di cibo, recenti ricerche hanno preso in considerazione l’esposizione a sostanze chimiche ad attività endocrina presenti nell’ambiente come responsabile di tale epidemia.
Gli interferenti endocrini (IE) sono composti chimici presenti nell’ambiente in grado di modificare il sistema ormonale umano causando effetti dannosi a livello del singolo individuo, della sua progenie e/o di gruppi di individui. Il tessuto adiposo rappresenta sia il bersaglio che il sito d’accumulo di inquinanti ambientali, specialmente di quelli più resistenti alla degradazione chimica o biologica, i cosiddetti POPs (Persistent Organic Pollutants). Questi tossici interagiscono con diversi recettori presenti nel nucleo della cellula e sono in grado modificare la proliferazione, la differenziazione, il metabolismo e le funzioni delle cellule del tessuto adiposo, influenzando lo sviluppo di obesità e di malattie associate come diabete e coronaropatia.
A tal proposito sono stati pubblicati diversi studi epidemiologici nell’uomo riguardanti le strette correlazioni esistenti tra livelli circolanti di pesticidi organoclorurati e prevalenza di sindrome metabolica e insulino-resistenza (che sono condizioni conducono al diabete); è stata dimostrata inoltre un’associazione positiva tra indice di massa corporea e massa adiposa da un lato e livelli plasmatici di pesticidi organoclorurati dall’altro.L’esposizione a sostanze chimiche e a metalli pesanti presenti nell’ambiente sia durante la vita fetale che successivamente, sembra quindi essere in grado da un lato di “riprogrammare” il metabolismo delle cellule grasse nel senso dello sviluppo dell’obesità e dall’altro di interferire con i meccanismi di regolazione dell’introito calorico e del dispendio energetico, giocando un ruolo preminente nello sviluppo dell’epidemia dell’obesità e delle malattie correlate.
Prokofiev

martedì 28 ottobre 2008

Il cuore artificiale sarà presto realtà

Importante annuncio dalla Francia . Il cuore artificiale totalmente impiantabile sarà sperimentato su un uomo «entro due anni e mezzo». Questa la promessa del professor Alain Carpentier, specialista di trapianti cardiaci all'ospedale europeo Georges Pompidou di Parigi, spiegando che si tratta di un progetto cui sta lavorando da 15 anni e che sarà ora «prodotto in modo industriale per essere testato sull'uomo». «Il cuore artificiale è pronto, ha bisogno di essere fabbricato industrialmente. Si passa oggi dalla ricerca pura all'applicazione clinica , dopo 15 anni di lavoro si cede il passo all'industria per produrre un cuore artificiale utilizzabile sull'uomo».
L'obiettivo di Carpentier è quello di diverse equipe nel mondo, in particolare in Asia e negli Stati Uniti, dove pure si sta lavorando alla realizzazione di un cuore artificiale totalmente impiantabile che si sostituisca al cuore naturale e permetta di sopperire alla penuria delle donazioni. Il cuore artificiale messo a punto da Carpentier è un piccolo guscio a forma d'uovo di materiale sintetico bianco, riempito di apparecchiature elettroniche e biomateriali, che batte al ritmo di 90 pulsazioni al minuto, 24 ore su 24: dipinta di rosso questa piccola pompa cardiaca dovrebbe avere tutte le caratteristiche del cuore umano . Carpentier ha osservato che i prototipi sperimentali realizzati dalla sua equipe sono stati testati sugli animali ma «soprattutto per simulazione digitale». Tutti i componenti della protesi non hanno mostrato nessuna «complicazione dovuta all'usura». Il cuore artificiale sarà realizzato da una azienda biomedica Carmat, filiale del gruppo europeo di difesa e dell'areonautica Eads, con il sostegno di Oseo, banca pubblica francese di aiuto alle piccole e medie imprese.
L'invenzione di Carpentier dovrebbe risolvere il problema essenziale delle valvole cardiache esistenti, cioè la formazione di coaguli di sangue. Carpentier per il suo cuore artificiale totale utilizza materiali meglio tollerati dall'organismo, «bioproteici», fabbricati a partire da tessuti animali trattati chimicamente per evitare il rigetto immunologico». Inoltre riproduce la fisiologia di un cuore normale con gli stessi flussi sanguigni. Trentatrè milioni di euro verranno dal fondo di Oseo, banca pubblica di aiuto alle piccole e medie imprese e altri cinque saranno versati dal fondo d'investimento Truffe diretto da Philippe Pouletty. Inoltre Carpentier, responsabile della parte scientifica del progetto, investirà 250.000 euro. Sono attesi altri investitori e non si esclude «un'entrata in borsa» per finanziare il progetto.

lunedì 27 ottobre 2008

La grande oncologa Devra davis: " La storia segreta della guerra al cancro ". Ci racconta il grande male ed i suoi alleati

La grande scienziata ed oncologa Americana Devra Davis , ha diretto l’ufficio di studi ambientali e tossicologici della National Academy of Science e guida all’Università di Pittsburgh il primo Centro di oncologia ambientale del mondo . Vincitrice del Nobel per la pace insieme ad Al Gore , già finalista al National Book Award con “Quando il fumo scorreva come l’acqua - Inganni ambientali e battaglie contro l’inquinamento " (Blu Edizioni, 2004), continua la sua battaglia e le sue indagini su ciò che ancora non ci è stato detto sulle sostanze cancerogene . Viene pubblicato il libro “La storia segreta della guerra al cancro” (Codice Edizioni, 2008) .
Nella prefazione al libro, Devra Davis esprime con brutale chiarezza il suo personale rapporto con il cancro: “So che aspetto ha il cancro, che consistenza e che odore. Come molti della mia generazione sono un’orfana da cancro.Questa malattia ha spezzato la vita di entrambi i miei genitori”. La sua ricerca sul tabacco e la propaganda, da prima della Seconda Guerra Mondiale agli anni ’90, ripercorre episodi segreti e conferma come l’opinione pubblica possa essere sviata per puro profitto: i ricchi, afferma, occultano, manipolano o ritardando i risultati della ricerca che potrebbero aiutare chi denaro non ne ha. I primi studi sul cancro da fumo di sigaretta risalgono agli anni ’30 e ’40, dice, ma solo nel 1962 è stato dichiarato ufficialmente dal Royal College of Physicians inglese che il fumo provoca il cancro . Il primo che studio' il fenomeno fu un capitano dell’esercito Usa che nel 1945 raccolse i documenti degli scienziati nazisti sui legami tra sostanze chimiche e cancro e il secondo un medico tedesco, naturalizzato americano, che studiò i tumori provocati dai luoghi di lavoro. Purtroppo i loro studi fecero la stessa fine di quelli di chi accorse in Belgio.
La pubblicazione dei risultati di queste ricerche è stata rinviata almeno di cinque anni a causa delle pesanti pressioni delle industrie del tabacco che finanziavano paradossalmente anche il servizio sanitario del Regno Unito. L’industria del tabacco ha scritto le regole di questo gioco. Oggi, sgomberato il terreno dalle illusioni, archiviati certi filtri “miracolosi” che si scoprì che contenevano addirittura amianto, nessuno crede più che esista una sigaretta “più sana”. Devra Davis è categorica: «Ogni volta che si brucia materiale organico si produce catrame e un gran numero di agenti cancerogeni noti a tutti. L’idea che esista una sigaretta non dannosa è un ossimoro». Ma a che punto è veramente la ricerca sul cancro e le sue cure? «Non credo che possiamo risolvere il problema del cancro solo attraverso la cura» dice Devra Davis «Ciò che conta è che dobbiamo assolutamente trovare sistemi per impedire l’insorgenzadella malattia. A questo proposito io sono ottimista. Il costo dell’assistenza sanitaria è in continua crescita, ma anche gli investimenti per la prevenzione del cancro e di altre patologie. I successi che abbiamo ottenuto nella riduzione della mortalità per cancro al collo dell’utero e ai polmoni dimostrano che possiamo ridurne l’incidenza convincendo la gente a smettere di fumare». "L’inquinamento dell’aria e dell’acqua può essere tenuto sotto controllo solo da persone che lavorano insieme per eleggere i politici che si impegnano veramente per un ambiente più sano e per lavorare con le loro comunità per garantire il cambiamento. Il mondo ha bisogno di leader capacidi infondere speranza. Credo che dal prossimo novembre l’America ne avrà di nuovo uno in grado di farlo». Certo, il pericolo che chi sa non ci dica tutto, soprattutto sulle patologie provocate dall’ambiente responsabile del 95 per cento dei tumori, esiste ancora, sostiene la scienziata. La recente messa in discussione del protocollo di Kyoto non sembra, tuttavia, preoccuparla eccessivamente. «Le notizie migliori che ci arrivano sul clima vengono dalle multinazionali e dalle città medie» afferma l’oncologa «Quelli non aspettano Kyoto ma stanno prendendo provvedimenti per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Gli edifici sono una delle fonti più grandi dei gas serra. Costruzioni ecocompatibili e più efficienti possono ridurre drasticamente la pressione sul clima.Materiali di recupero e materiali riciclati stanno radicalmente cambiando il nostro modo di pensare l’ambiente antropizzato». Ma che cosa possiamo concretamente fare noi comuni cittadini per prevenire il cancro? «Guardiamo sotto il lavandino, leggiamo le etichette, guardiamoci da catrame, benzene, amianto,raggi solari,sovraesposizione a raggi X,abuso di aspartame e ormoni, utilizzo sfrenato di cellulari.Stiamo attenti a qualsiasi sostanza mettiamo sul nostro corpo. Dobbiamo renderci conto che lap elle è il nostro organo più esteso. Se possiamo assumere medicinali attraverso la pelle come facciamo con il cerotto di nicotina o la pillola anticoncezionale, allora dobbiamo convincerci che tutto quello che arriva sulla superficie della pelle può penetrare nel corpo».

I governi non sono intervenuti con le campagne antifumo fino agli Anni 90». E oggi lei accusa: stiamo facendo gli stessi errori. Perché? «Ci sono molte altre cause potenziali come il tabacco: non possiamo ancora definitivamente provare che causino il cancro, ma abbiamo molte ragioni di preoccupazione. E tuttavia vengono sistematicamente ignorate». Un esempio per tutti?«I cellulari. E consiglia a tal proposito di visitare il sito http://www.preventingcancernow.org/: viene citato il nuovo studio dell’Oms che spiega come siano associati a un incrementato rischio di cancro al cervello, se li si usa per 10 anni o più. Vinceremo la guerra al cancro? «Abbiamo fatto progressi straordinari e le morti diminuiscono. Per due motivi: si controlla di più la diffusione del tabacco e sono migliorate le terapie contro molti tumori, dal seno alla prostata. Però, se si studiano gli altri tumori, quelli che si pensa non siano connessi con questi due aspetti - fumo e cure - si vede che i casi aumentano, anche tenendo conto del fatto che la popolazione invecchia: cresce il numero di chi è colpito al cervello e ai testicoli, per esempio. Ecco perché dobbiamo aprire un nuovo fronte e combattere un altro tipo di guerra: smettiamo di lottare solo contro il male, ma chiediamoci che cosa lo causa e come possiamo ridurre l’esposizione a ciò che scatena i rischi. Solo così c’è speranza».

Prokofiev

Un nuovo test genetico per la diagnosi precoce: nuova speranza per tante coppie

Importante scoperta Inglese . I ricercatori Alan Handyside del Bridge Centre specializzata in trattamenti di fertilità e analisi genetiche e Gary Harton, del Genetics and IVF Institute di Fairfax in Virginia, hanno sperimentato un nuovo test per evidenziare eventuale malattie ereditarie di entrambi i componenti della coppia. Il test si chiama karyomapping e si effettua durante la fecondazione assistita in quanto tutto si basa sull'analisi del patrimonio genetico dell'embrione. Questa tecnica del karyomapping potrà permettere di individuare in anticipo tutte le malattie ereditarie: alterazioni genetiche rare come il morbo di Huntington, ma anche patologie più diffuse come fibrosi cistica, distrofia muscolare nonché individuare tumori, morbo di Alzheimer e diabete. Il test farà anche da spia a eventuali malformazioni che potrebbero causare la morte prematura dell'embrione e potrà essere effettuato anche "al contrario", vale a dire sul bambino già nato, per capire la natura della sua malattia. il test costerà circa 2000 euro. Ad oggi è solo in fase sperimentale ma fra un anno, si pensa che possa diventare operativo.

domenica 26 ottobre 2008

La marijuana riduce le funzioni cerebrali nei giovani almeno per un mese dopo l'ultima sigaretta: ricerca USA

Una nuova ricerca USA mette in guardia dall'uso continuo dello spinello . Le risonanze magnetiche rivelano che il cervello dei giovani che fumano marijuana presenta anomalie funzionali rispetto a quelli che non fumano.I risultati della ricerca sono stati presentati al meeting annuale dell'American Academy of Pedriatrics, tenutosi a Boston, dalla docente di psicologia dell'universita' di Cincinnati Krista Lisdahl Medina , dell'universita' della California, di San Diego. Lo studio , ("Risonanza magnetica sul consumo della marijuana e i suoi effetti sulle funzioni cognitive") , rivela che un consumo stabile e intenso della marijuana nell'adolescenza, periodo nel quale il cervello e' ancora in crescita, si manifesta con una carente attivita' celebrale, che comprende minima velocita' psicomotoria, poca memoria e abilita' programmatoria. "E questi segni ci sono anche dopo un mese dall'ultima sigaretta", ha dichiarato la Medina, che ha aggiunto che continuano ad esserci deficienze nell'attenzione anche se ultime ricerche rivelano che gia' dopo tre settimane di astinenza dal fumo c'e' un parziale miglioramento delle funzioni verbali. " Non solo peggiorano le loro capacita' di pensiero, ma anche le cognizioni sono anormali. Per gli adolescenti fumatori di marijuana, anche per i test piu' semplici, come ricordare dove sono posti alcuni oggetti, e' risultato che essi usano piu' corteccia parietale e frontale del cervello. Il loro cervello lavora piu' del necessario".
Altri studi condotti in precedenza hanno dimostrato che le fumatrici adolescenti hanno una corteccia prefontale piu' larga, portandole ad avere nel tempo problemi alle capacita' neurocognitive. Una corteccia prefontale grande significa avere minime capacita' esecutive, che si rivelano nelle difficolta' a pianificare, prendere decisioni e concentrare l'attenzione.
Prokofiev

sabato 25 ottobre 2008

Una mutazione genetica nella sindrome di Down potrebbe portare a nuove terapie per la leucemia

Uno studio finanziato dall'UE ha scoperto una mutazione genetica in persone affette dalla sindrome di Down che soffrono anche di leucemia linfoblastica acuta (ALL) .
La ricerca (Advances in hearing science: from functional genomics to therapies), pubblicata online nella rivista Lancet, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci per curare questo grave tipo di leucemia. Gli affetti da sindrome di Down presentano un rischio maggiore (da 10 a 30 volte) di sviluppare la leucemia, in particolare la ALL. Questa associazione è conosciuta da quasi 70 anni, ma la sua causa e i meccanismi di fondo non sono mai stati ben compresi. La ALL nella sindrome di Down sembra essere simile alla ALL negli altri bambini. Ciononostante, i pazienti malati di ALL con la sindrome di Down in passato ricevevano delle cure meno aggressive, poiché mostravano una scarsa tolleranza ai regimi classici.
Nel corso degli anni sono state avanzate diverse teorie per spiegare l'associazione tra sindrome di Down e ALL. L'ipotesi è che la mutazione nella JAK2 possa essere comune nella ALL associata alla sindrome di Down.Questa particolare mutazione era un ottimo candidato da studiare, poiché le mutazioni della JAK2 sono già state implicate in altri cancri che attaccano i globuli bianchi.I ricercatori hanno analizzato campioni di midollo osseo provenienti da pazienti affetti da ALL associata alla sindrome di Down. Essi hanno scoperto che il 18% di questi pazienti presentavano mutazioni della JAK2 che non erano state ereditate dai genitori (chiamate mutazioni "somatiche"), e che ai bambini che presentavano la mutazione della JAK2 veniva diagnosticata la ALL prima (4,5 anni) rispetto ai bambini senza la mutazione (8,6 anni). La mutazione della JAK2 è composta da alterazioni in cinque alleli, ciascuna delle quali colpisce un singolo residuo aminoacidico codificato dal gene della JAK2, conosciuto come R683.
Gli autori hanno concluso che le mutazioni R683 JAK2 acquisite per via somatica delimitano un sottogruppo ALL distinto che è associato soltanto alla sindrome di Down. Gli inibitori della JAK2 potrebbero essere utili per la cura di questa leucemia
I risultati rappresentano un importante progresso nella caratterizzazione genetica della ALL associata alla sindrome di Down, ma la comprensione delle aberrazioni genomiche necessarie a indurre la leucemia è lontana dall'essere completa. Si spera che con il tempo l'intero genoma della ALL venga scoperto e che questo porti allo sviluppo di nuovi interventi terapeutici per questa malattia. Lo studio è stato guidato da scienziati in Israele ed è stato condotto da una squadra di ricercatori provenienti da istituzioni in Israele, Italia, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda, Francia e Svizzera. Esso è stato supportato in parte dalla Commissione europea mediante il progetto integrato del Sesto programma quadro (6°PQ) EUROHEAR .
Prokofiev

In Italia mancano i posti letto per la riabilitazione dei cardiopatici: lo studio ISYDE

Lo studio ISYDE è un rapporto dello stato della riabilitazione cardiologica in Italia. Lo studio è stato presentato al 9° Congresso Nazionale del GICR – Gruppo Italiano di Riabilitazione Cardiologica . Allo studio hanno partecipato 190 centri sui 208 totali.la riabilitazione cardiologicaaccompagna i pazienti dopo la fase acuta della malattia (infarto, angioplastica, cardiochirurgia, scompenso) prima di riaffidarli alle cure del medico di famiglia. Il progetto ISYDE-2008 (Italian SurveY on carDiac rEhabilitation-2008) è uno studio osservazionale longitudinale progettato in modo da descrivere in termini organizzativi e di contenuti le prestazioni riabilitative offerte dalle varie strutture dislocate sul territorio. In teoria tutte le persone che hanno avuto un infarto o un angioplastica dovrebbero essere avviate ad un ambulatorio riabilitativo. In concreto la Riabilitazione cardiologica consta di un insieme di attività tra le quali ricordiamo come principali: l’esercizio fisico, il supporto psicologico alla nuova condizione, la scelta di una nuova e corretta dieta alimentare, l’assoluto divieto di fumare ed infine il controllo e il supporto necessario al paziente per seguire le cure di mantenimento con costanza. Di fatto il numero delle strutture è cresciuto dal 2002 al 2008 da 143 a 160 centri. Gli ambulatori di riabilitazione in Italia sono così distribuiti 59 per cento in strutture pubbliche 41 per cento sanità privata. Negli ultimi anni è cresciuto soprattutto il settore privato, e ne è una prova il dato che vede allestiti dai privati la maggior parte dei letti per pazienti in terapia sub intensiva.
Il censimento realizzato dallo Studio ISYDE-2008 ha fornito la distribuzione dei centri di cardiologia riabilitativa sul territorio italiano, in ordine decrescente qui di seguito: Lombardia 45, Veneto e Sicilia 18, Campania 13, Toscana ed Emilia 12, Piemonte 11, Lazio e Calabria 10, Puglia 7, Friuli Abruzzo Molise 6, Trento Bolzano 5, Marche 3, Basilicata e Sardegna 2, Val D’Aosta 1.Ma i reali indicatori sono i posti letto per abitante. Nel nostro paese ci sono 2421 letti di unità di riabilitazione cardiologica, il 20 per cento dei posti letto totali delle cardiologie. In Italia in media c’è un centro di riabilitazione cardiologica ogni 300 mila abitanti, così ripartiti: al Nord una struttura ogni 250 mila, al centro Italia una ogni 350 mila, ed al Sud una ogni 450 mila abitanti. Questi dati purtroppo confermano l’esistenza di una grossa disparità le regioni italiane sull’asse Nord – Sud. Per quanto riguarda la statistica dei posti letto, il vero parametro su cui ragionare secondo i cardiologi, in fondo alla classifica ci sono la Sardegna, l’Umbria e la Basilicata, del tutto prive di posto letto per la riabilitazione cardiologica; in cima ci sono il distretto di Trento e Bolzano, Lombardia e Liguria che permettono di alzare la media nazionale su livelli accettabili.
Due terzi dei pazienti che entrano in riabilitazione sono stati sottoposti ad un intervento chirurgico che riguarda problemi cardiaci, la maggioranza (il 30 per cento) dopo un intervento coronarico. L’identikit estratto dallo studio ISYDE-2008 riporta il profilo di un paziente anziano, in linea con l’invecchiamento della popolazione nazionale. Sono molto di più gli uomini rispetto alle donne (63 per cento contro 27 per cento) ad accedere alle strutture riabilitative. Secondo gli esperti questo tipo di dato è già stato riscontrato negli Stati Uniti, e la spiegazione è data dal fatto che le donne si ammalano in genere in età più avanzata rispetto agli uomini, al punto da incidere sugli accessi ai percorsi della riabilitazione.
Il team di lavoro.
Prokofiev

venerdì 24 ottobre 2008

Il "Killer silenzioso" colpisce 60 mln di persone nel mondo: ma è sbagliato prendere subito farmaci al primo riscontro di pressione alta

L'ipertensione arteriosa è definita il "Killer silensioso", perchè agli esordi e fino alle manifestazioni di danno d'organo rilevanti ( quali ictus, infarto , insufficienza renale), puo' essere totalmente asintomatica .
Oggi circa 60 milioni di persone ne sono colpite , e la patogenesi è quanto maio varia .
Ma è importante ricordare , come affermano le linee guida ( ultime quelle del 2007 dell'ESC-ESH http://www.siia.it/it/siia-guidelines/gencontent/0/home/0/155/131/linee-guida-2007-per-il-trattamento-dellipertensio.html) , che al primo riscontro di valori pressori elevati, non va subito assunto il farmaco, salvo casi particolari, e tranne che ci sia in presenza di danni d'organo già riconosciuti ( ipertrofia cardiaca, insufficienza renale , aterosclerosi delle carotidi o di altri distretti) .
Purtroppo molti medici di famiglia, ed anche alcuni specialisti, anche su sollecitazione dei pazienti, prescrivono subito farmaci ipotensivanti, a rischio di gravi ipotensioni all'esordio .
Secondo le linee guide, alle quali ci atteniamo, sempre tenendo conto dell'esperienza personale, al primo riscontro di ipertensione lieve o moderata, vanno prima eliminati quei fattori potenzialmente modificabili ( l'unico non modificabile è la familiarità), quali il fumo, la sedentarietà, la dieta ricca di sale, ed il sovrappeso . Al riguardo è importante l'attività fisica aerobia ( nuoto e cyclette), anche per soli 20 minuti al giorno, ma regolarmente , l'astensione dal fumo, ricordando che la nicotina stimola il sitema adrenergico, la dieta iposodica, ed il calo ponderale .
Se dopo i controlli a 3, e 6 mesi, eventualmente con un monitoraggio della PA nelle 24 ore , per escludere l'effetto camice bianco, presente in circa il 70% dei pazienti, si potrà decidere se iniziare la terapia . COme già ricordato, al riscontro di danno d'orgfano, è invece necessario iniziare subito la terapia.
Prokofiev

giovedì 23 ottobre 2008

Italia agli ultimi posti in Europa per la terapia del dolore

Ancora una conferma. Nel nostro paese, negli anni 2006-2008, la crescita della spesa pro capite degli analgesici oppioidi e' agli ultimi posti in Europa .
Questo è quanto rivelato da Domenico Gioffre', direttore del centro regionale toscano 'Contro il dolore inutile' del Tribunale per i diritti del malato, durante l'apertura del convegno "Il dolore superfluo" . Tra le richieste di Gioffre', l'abolizione del ricettario speciale per la prescrizione dei farmaci e la diffusione dei centri di terapia antalgica in tutti gli ospedali.
Appaiono sinceramente inspiegabile questi dati.
Nel mio ospedale da anni è sorta l'etichetta "Ospedale senza dolore", con un centro apposito per la terapia del dolore , e capita sovente di chiamare in consulenza gli specialisti per i dolori intrattabili con i comuni antidolorifici , senza alcun timore etico, morale o religioso. Il nostro primo obiettivo dovrebbe essere abolire le sofferenze dei malati.
Prokofiev

I genitori di bambini affetti da sindrome da iperattività ad alto rischio di divorzio

Interessante studio targato USA . Secondo questa ricerca i genitori dei bambini che soffrono di sindrome da iperattivita' e deficit di attenzione (ADHD) hanno quasi il doppio delle probabilita' di divorziare rispetto agli altri genitori, entro il compimento dell'ottavo anno di eta' del figlio.
Gli autori sono gli psicologi americani William Pelham Jr. e Brian Wymbs della State University of New York-Buffalo.
Secondo lo studio, il 23% dei genitori avevano divorziato entro l'ottavo anno di eta' del figlio se questo era affetto da ADHD, contro il 13% dei genitori simili per eta', livello di istruzione e reddito, ma con figli senza la sindrome, si legge sul Journal of Consulting and Clinical Psychology.
Secondo i ricercatori la patologia crea enormi difficolta' ai genitori quando il bambino e' piccolo. Se il matrimonio sopravvive a questa fase critica, il tasso dei divorzi non e' piu' alto dopo che i figli hanno superato gli 8 anni . Il comportamento del bambino non e' di per se' la causa del divorzio, ma probabilmente pone ulteriore stress su un legame gia' conflittuale.
Lo studio ha seguito l'incidenza dei divorzi in 282 famiglie dove erano presenti figli con sintomi di ADHD. I ragazzi avevano dagli 11 ai 28 anni. Pelham e Wymbs hanno messo a confronto l'andamento del matrimonio dei genitori di questi ragazzi con quello dei genitori di altri adolescenti e giovani sani. In una coppia con un figlio che soffre di ADHD, fa notare Wymbs, moglie e marito litigano di piu' e sentono che il partner non e' d'aiuto.
Inoltre, siccome la ADHD puo' essere ereditata, spesso anche uno dei genitori ce l'ha, altro fattore che puo' minare il matrimonio. Gli adulti con ADHD possono essere piu' impulsivi e avere maggiori difficolta' a risolvere i problemi.
Il consiglio degli esperti è quindi una breve terapia di coppia per salvare il matrimonio , se ci sono casi di ADHD.
Prokofiev

mercoledì 22 ottobre 2008

Balbuzie per 1,5 mln italiani, ma oggi si puo' guarire

La balbuzie è un problema che in tutto il mondo, e anche nel nostro Paese colpisce il 2-4% della popolazione", con oltre un milione e mezzo di casi nella Penisola (dato della Federazione logopedisti italiani). Ma oggi si puo' guarire, anche in età avanzata. E' il messaggio di speranza degli psicoterapeuti Renzo Rocca e Giorgio Stendoro dell'Istituto Rocca-Stendoro di Milano, padri della procedura immaginativa e inventori della tecnica 'Stendoro Rocca' , in occasione dell'XI Giornata mondiale della balbuzie .
Gli esperti hanno scritto un libro sull'argomento, e rivelano che giovani adulti che avevano rinunciato agli studi per il loro problema, e lavoravano come camionisti o magazzinieri, una volta guariti si sono iscritti all'università e hanno lasciato un lavoro che non li realizzava . "L'origine della balbuzie non affatto psicologica, bensì neurologica. E' il cervello che, quando il paziente tenta di articolare una parola, determina il blocco totale o parziale della laringe con la chiusura delle corte vocali. Così l'aria non passa" e il flusso verbale si inceppa. Da qui il metodo per bypassare l'ostacolo: "Con speciali esercizi fisiologici si può imparare a ingannare il cervello. In questo modo le corde vocali si aprono, l'aria passa" e la frase riesce senza intoppi. "Bastano 17 incontri in 2 mesi . Si lavora in piccoli gruppi di pazienti addestrati da operatori specializzati e supportati dallo psicoterapeuta".
Chi soffre di balbuzie smette di credere in se stesso e sviluppa una fortissima dipendenza dal giudizio degli altri. Ne deriva una tendenza all'isolamento e all'impulsività, all'ansia e all'aggressività. I bambini sviluppano impacci nell'apprendimento e a volte persino nelle capacità motorie .
Lasciandosi alle spalle anni e anni di balbuzie si rinasce e si cambia vita nel bene e nel male L'età minima per rivolgersi agli esperti è 8 anni , consigliano gli esperti.
Prokofiev

Le persone che mangiano rapidamente tendono ad ingrassare di piu': uno studio

Una notizia che conferma una ipotesi già posta in passato . Le persone che mangiano rapidamente fino a che non sono sazie hanno un rischio di tre volte superiore rispetto alle altre di essere sovrappeso, un problema che è accentuato dalla larga presenza di fast food e dal declino dell'abitudine di cenare normalmente. Queste le conclusioni di uno studio condotto da ricercatori giapponesi e reso noto oggi.
I risultati della ricerca, pubblicati nel bollettino "British Medical Journal", indicano come gli stili alimentari, e non solo quanto e cosa si mangia, possono contribuire al una contagiosa obesità, alimentata dalla diffusione del benessere di tipo occidentale in molte parti del mondo.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che 400 milioni di persone siano obese, compresi 20 milioni di bimbi con meno di 5 anni. Questa condizione aumenta il rischio di contrarre malattie come il diabete di tipo 2 e problemi cardiaci.
Per la ricerca , Hiroyasu Iso e i suoi colleghi della Osaka University hanno intervistato sulle loro abitudini alimentari oltre 3.000 volontari giapponesi tra i 30 e i 69 anni. La metà degli uomini e un po' più di donne hanno detto di mangiare fino a che non sono pieni. Circa il 45% degli uomini e il 36% delle donne dicono di mangiare rapidamente.
Quelli che dicono di mangiare fino alla sazietà e di mangiare rapidamente rischiano probabilmente di diventare grassi tre volte di più di coloro che "non mangiano fino a essere pieni e non mangiano rapidamente", hanno scoperto i ricercatori.
Lo studio cita come cause sia la disponibilità di cibo a basso costo in grandi porzioni che abitudini come guardare la tv mentre si mangia. Per contrastare questo "effetto sopradditivo" dell'assunzione rapida del cibo tra i bimbi che rischiano di diventare obesi, i genitori dovrebbero incoraggiarli a mangiare lentamente e in un ambiente tranquillo, dice lo studio.
Non corrono rischi i Siciliani , notoriamente quelli che impiegano piu' tempo per il pranzo, mentre decisamente a rischio i Milanesi .
Prokofiev

martedì 21 ottobre 2008

Le cisti renali: non spaventatevi se ve ne trovano una o piu'


Capita frequentemente ad un esame ecografico di routine di trovare delle cisti nei reni, cosa che spesso genera allarme e preoccupazione, e che fa accorrere i pazienti da noi nefrologi .
Le cisti renali sono molto frequenti nella popolazione generale , soprattutto dopo cinquant’anni di età (circa 1 persona su su tre ) . Le cisti semplici Hanno un carattere benigno nel novantanove percento circa dei casi, e vengono scoperte spesso in maniera del tutto casuale, in occasione di esami ecografici precauzionali o mirati ad altre patologie, dato che, almeno quando si tratta di cisti isolate di dimensioni ridotte, in genere non presentano sintomi particolari .
Queste sono estroflessioni sacciformi che si sviluppano nel contesto del parenchima renale. Esse sono a contenuto liquido ( contengono urina) e si originano come dilatazioni dei nefroni preesistenti o dei dotti collettori o dagli elementi embrionali di entrambe le strutture. Queste estroflessioni sacciformi possono avere dimensioni fortemente variabili (da pochi millimetri a molti centimetri) e sono situate, nella maggior parte dei casi (circa sei su dieci), nei poli del rene , superiore o inferiore . Non è noto come si formino esattamente le cisti, ma si sa che alcuni fattori predisponenti, inoltre, sembrano attualmente accertati, come il fumo, l’inquinamento atmosferico, l’esposizione prolungata a certe sostanze tossiche, l’abuso di analgesici contenenti fenacetina ed elevati livelli ematici di colesterolo e lipidi. Anche il fattore genetico pare avere una influenza rilevante, almeno per determinati tipi di cisti renali.
Le cisti renali piu' frequenti sono le cisti semplici ( quelle non complicate e non neoplastiche ) . In genere si presentano sferiche ed uniloculari. Sono provviste di capsula di tessuto fibroso collagene . Sono da considerarsi acquisite.
L’ecografia è l’indagine diagnostica principale nello studio delle cisti e delle malattie cistiche renali .
In oltre il 90% dei casi e’ possibile essere certi della natura benigna della cisti per cui la diagnosi non viene approfondita ulteriormente. Nei casi invece in cui sia necessaria una diagnosi differenziale con formazioni neoplastiche bisogna ricorrere ad altre tecniche diagnostiche come la TAC e la risonanza magnetica.
I caratteri di allarme all'ecografia , che meritano approfondimento diagnostico , sono sepimenti anomali interni , immagini iperecogene all'interno, irregolarità dei margini . In questo caso è consigliabile eseguire la TC con m.d.c.
o la RMN .
Oggi non si esegue piu' l'intervento chirurgico, ma si esegue l'aspirazione percutanea ecoguidata e l'alcolizzazione per le cisti molto voluminose ( in genere maggiori di 8 cm di diametro), previa anestesia locale.
Prokofiev

lunedì 20 ottobre 2008

Birra e superalcolici: ecco come uccidono. Da trasmettere ai vostri figli


Leggendo le statistiche di questi giorni sul consumo dei giovani c'è davvero da preoccuparsi. Occorre a tal proposito ricordare alcune cose . L’alcool agisce a livello della trasmissione dell’impulso nervoso tra una cellula e l’altra (le cosiddette sinapsi , piccole brecce tra le terminazioni nervose) e delle sostanze che governano la trasmissione di questi impulsi come la dopamina, le catecolamine, la serotonina. E’ la liberazione di dopamina a livello del sistema limbico – (la parte del cervello coinvolta nel comportamento e nelle emozioni) che dà euforia e loquacità. L’alcol rende più facili i rapporti con le altre persone, si è meno inibiti, si arriva a provare un senso di onnipotenza, ma se le concentrazioni di alcol nel cervello aumentano c’è un effetto sedativo. Poi capita che la pressione del sangue scenda, si perde la capacità di controllare la temperatura del corpo, c’è difficoltà di respiro e si arriva al coma. Se uno misura i livelli di alcol nel sangue in chi ha quei sintomi lì si vede che superano i 300 milligrammi in 100 millilitri di sangue. Per livelli di alcol ancora più alti, più di 400 milligrammi per 100 millilitri di sangue, si può morire.
Se uno beve anche poco alcool, ma tutti i giorni , nel fegato si accumuli grassi (steatosi epatica). Fenomeno prima considerato innocuo, ma si è visto che l’accumulo di grasso del fegato, predispone ad altre malattie, una forma di infiammazione prima (assomiglia all’epatite) che poi puo' evolvere in cirrosi e cancro . Non si sa bene perché in certe persone si passi rapidamente dal fegato grasso alle malattie più gravi, anche con poco alcol, e perché in altre questa evoluzione sia più lenta o non si verifichi affatto. L’obesità è un fattore di rischio che potenzia di molto gli effetti dell’alcol. Il fegato è particolarmenste sensibile all'alcool . Birra, vino e liquori contengono etanolo, e l’e tanolo si trasforma nel nostro organismo ad opera di enzimi ,che sono soprattutto nel fegato: alcol deidrogenasi e citocromo P450. Durante il processo di trasformazione dell’etanolo si verificano nel fegato una serie di reazioni chimiche che portano alla sintesi di grassi. Il modo migliore per difendersi dall’accumulo di grassi sarebbe quello di ossidarli e il fegato certamente lo sa fare, ma l’etanolo riduce il processo di ossidazione degli acidi grassi e così priva il fegato del sistema più efficace per difendersi dalla steatosi. Più di 40-80 grammi di alcol al giorno per gli uomini e 20-40 per le donne nel giro di 10-12 anni portano certamente a una malattia del fegato. Qualcuno però arriverà alla cirrosi pur bevendo molto meno e altri non ci arrivano affatto anche se bevono più di 50 grammi al giorno. C’entrano i geni, quelli che governano la sintesi degli enzimi capaci di metabolizzare etanolo e acetaldeide. Chi ha danni al fegato da alcol sono gli uomini, di solito, perché bevono di più. Ma alle donne l’alcol fa ancora più male. Se si misurano i livelli di etanolo nel sangue dopo aver bevuto una stessa quantità di alcol ce n’è di più nelle donne che negli uomini. Perché? Un po’ perché la stessa quantità di alcol si distribuisce in un volume più piccolo (l’acqua corporea è di meno nella donna che nell’uomo), un po’ perché lo stomaco della donna non è così attivo come quello dell’uomo nel trasformare l’etanolo, e poi perché gli ormoni femminili rendono il fegato più vulnerabile agli effetti dell’alcol. E non basta, chi beve tanto - donne e uomini - di solito si nutre male, e assume meno sostanze antiossidanti (glutatione, Vitamina A e C, per esempio). Così un po’ alla volta il nostro organismo perde il suo naturale patrimonio “antiossidante” (quello che ci difende dai tumori e dall’invecchiamento), per questo chi beve invecchia prima. Insomma, il bere danneggia il fegato, sempre, si va da una condizione relativamente benigna, l’accumulo di grassi, a condizioni che portano a morte, come la cirrosi e il cancro, patologie che riducono in maniera drastica la qualità della vita, con rischio di emorragie esofagee , ma fa tanti altri danni. C’entrano i geni, i meccanismi dell’infiammazione e la risposta immune, ma sui danni dell’alcol ci sono anche molte cose che non sappiamo. Quando ne sapremo di più forse capiremo anche chi col bere rischia di più e chi invece si può anche permettere un po’ più di vino e un super alcolico ogni tanto senza che questo gli faccia troppo male. Da trasmettere ai piu' giovani .

Prokofiev

domenica 19 ottobre 2008

Test del DNA fecale : esame promettente per la diagnosi precoce dei tumori del colon

Uno dei tumori piu' diffusi e piu' pericolosi è quello del colon . Le linee-guida internazionali danno molta importanza alla diagnosi precoce, che consiste nell'identificare i polipi, neoformazioni benigne della mucosa intestinale che possono eventualmente degenerare in tumori. L'esame principe a tal riguardo rimane la colonscopia , esame comunque invasivo, ed in seconda linea la colonscopia virtuale ed il clisma opaco . Oggi tuttavia esistono anche test meno invasivi come la ricerca del sangue occulto nelle feci o il test del DNA fecale. Quest'ultimo in particolare, sta dando buoni risultati . Due articoli pubblicati sulla rivista Annals of Internal Medicine (Stool DNA testing and colon cancer prevention: another step forward - Stool DNA and occult blood testing for screen detection of colorectal neoplasia) fanno il punto dell'attuale avanzamento di questa metodologia di screening che analizza la presenza di cellule tumorali nelle feci, fornendo un quadro dettagliato sull'avanzamento dell'eventuale neoplasia. Con gli attuali progressi ottenuti in questo ambito, il test è in grado di identificare quasi la metà degli adenomi e dei carcinomi dell'intestino. Una percentuale ancora misera rispetto all'efficacia della colonscopia, tuttavia molto promettente rispetto ai test compiuti in precedenza e, soprattutto, non invasiva. Secondo gli esperti , questa tecnica di screening ha ottimi margini di miglioramento e rappresenta il futuro della prevenzione del tumore del colon-retto, patologia che tutt'oggi rappresenta la seconda causa di morte per cancro nell'intera popolazione statunitense.
Prokofiev

Demenza: declino cognitivo piu' rapido nei fumatori

Ennesima brutta notizia per i fumatori . I dipendenti dalle sigarette sono destinati a un declino piu' rapido con l'eta' di diverse funzioni cognitive rispetto ai loro coetanei non fumatori: la differenza si nota gia' a partire dalla mezza eta' . Queste le conclusioni di una nuova ricerca , condotta da ricercatori Olandesi . "I nostri risultati indicano che smettere di fumare, in qualunque eta', potrebbe fermare almeno in parte il declino cognitivo indotto dalle sigarette", concludono la Dr.ssa W. M. Monique Verschuren e i colleghi del National Institute for Public Health and the Environment di Bilthoven, Olanda.
Attualmente non esiste cura per fermare la progressione della demenza; percio', identificare modi per aiutare a prevenire il declino mentale e' di fondamentale importanza .
Lo studio è stato pubblicato sull'American Journal of Public Health. Si tratta di misure preventive che andrebbero prese entro la mezza eta'. Per capire se il fumo rappresenti un fattore di rischio modificabile per la demenza, il team olandese ha seguito 1.964 uomini e donne dai 43 ai 70 anni per 5 anni. In precedenza, l'equipe della Verschuren aveva scoperto che il 21,3 209568ei partecipanti allo studio che erano fumatori avevano anche punteggi piu' bassi ai test sulle funzioni cognitive e sulla velocita' e flessibilita' dei loro precessi mentali rispetto ai non-fumatori. Nel nuovo studio, condotto cinque anni dopo, i ricercatori hanno scoperto che la memoria era diminuita 1,9 volte piu' rapidamente nei fumatori che nelle persone che non avevano mai fumato. Il declino nella flessibilita' cognitiva e nella funzionalita' cognitiva globale era anche, rispettivamente, 2,4 e 1,7 volte piu' veloce nei fumatori rispetto a coloro che non avevano mai fumato. Piu' sigarette una persona aveva fumato nel corso della sua vita, piu' rapido e significativo era il declino delle funzioni cognitive. Coloro che erano ex-fumatori o avevano smesso da poco di fumare avevano un declino cognitivo a meta' strada tra i fumatori e gli invidui che non avevano mai fumato. Il messaggio è chiaro, smettere al piu' presto, e nei giovani, non iniziare.
Prokofiev

Nuove patologie: la dermatite da telefono cellulare

Nuovi tipi di allergie alla ribalta. Brutte notizie per chi trascorre ore ed ore al telefonino .Descritta un nuovo tipo di allergia: la dermatite da telefono cellulare. Un’allergia causata dal contatto della vostra pelle con il nickel presente sulla superficie dei comuni telefonini, specialmente quelli più evoluti. L'lallarme arriva dalla British Association of Dermatologists che ha identificato un netto aumento di dermatiti di questo tipo negli ultimi anni, con l’avvento della telefonia mobile e la messa a punto di modelli di telefoni cellulari contenenti piccole quantità di nickel nella superficie esterna dei ricevitori e nelle cornici attorno allo schermo. La dermatite da telefono cellulare, secondo i ricercatori, si manifesta nei soggetti comunemente allergici al nickel ma anche in coloro che solitamente ne sono immuni, ma che trascorrono un elevato numero di ore al telefono. Il rimedio tuttavia è semplice. Cercare di evitare il più possibile il telefono cellulare e, se proprio non se ne può fare a meno, utilizzare gli appositi auricolari in dotazione. E, soprattutto, evitare qualsiasi altro contatto con oggetti contenenti nickel, come gioielli, orologi da polso e cinture.
Prokofiev

sabato 18 ottobre 2008

Il 40% dei fumatori soffre di disturbi psichici

Nuove evidenze sul pericolo del fumo. Sarebbero frequenti i disturbi psichici tra i fumatori : Disturbi di personalita', disturbi dell'umore, fobie ed altri disturbi d'ansia , riscontrati in almeno il 40% dei fumatori. Una dipendenza che non e' solo un ''vizio'', ma una vera e propria patologia che provoca profonde e, in parte, permanenti trasformazioni del cervello. Questi dati sono stati evidenziati nel corso della prima giornata di ''Roma InDipendenteMente'', iniziativa promossa dal CRARL, Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio presso il Policlinico Umberto I di Roma, diretta dal professor Mauro Ceccanti .
Attualmente e' fumatore il 22% degli italiani con eta' superiore ai 15 anni (circa 11,2 milioni di cittadini, di cui 6,5 milioni di uomini e 4,7 milioni di donne). L'abitudine al fumo e' tuttavia un comportamento che gli italiani stanno gradualmente abbandonando: i dati del 2008 confermano quanto osservato dall'analisi del trend storico degli anni precedenti, secondo cui negli ultimi 50 anni si assiste ad una costante diminuzione dei fumatori, la riduzione complessiva nel 2008 e' pari a 1,5 punti percentuali rispetto al 2007.I giovani tra i 15 e i 24 anni che fumano sono il 24%, corrispondenti a circa un milione e mezzo di ragazzi. Ed e' da giovanissimi che per lo piu' si inizia a fumare: circa il 45% dei fumatori ed ex fumatori ha avuto il primo contatto con la sigaretta tra i 15 e i 17 anni e il 17% addirittura prima dei 15 anni. Mediamente i fumatori consumano 14 sigarette al giorno e questo trend del consumo medio giornaliero e' rimasto pressoche' stabile negli ultimi quattro anni. Gli uomini sono quelli che fumano di piu' e i ''forti fumatori'' (25 o piu' sigarette/die) sono il doppio delle donne, 11,2% vs 5,7%.Nel 2008 gli ex fumatori sono aumentati rispetto al 2007 passando dal 17,5% al 18,4% e nell'ultimo anno hanno smesso di fumare piu' di 560.000 fumatori. I motivi principali che hanno spinto i fumatori a smettere sono: per reali problemi di salute (38,5%) e per una maggiore consapevolezza dei danni che il fumo provoca (il 40%). Fra gli attuali fumatori il 29,8% ha fatto almeno un tentativo di smettere di fumare senza pero' ottenere risultati soddisfacenti: il 20,7% ha smesso soltanto per qualche giorno, l'11,8% solo per qualche settimana. Inoltre dai dati dell'indagine risulta che ben il 75,4% non e' intenzionato a smettere nei successivi sei mesi.
Un problema che sta crescendo soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Un brutto segnale per la lotta ai tumori ed alla patologie cardiovascolari.
Prokofiev

Problemi alla vista se si passano troppe ore al PC...e non solo

Molti lavoratori in Italia e nel mondo passano almeno otto ore seduti su una sedia, davanti a una scrivania o davanti ad un monitor . Da un Comunicato stampa della Commissione Difesa Vista gli esperti mettono in guardia e danno preziosi suggerimenti . Esiste inoltre una legge, la 626, approvata nel 1994, che regola questo problema, ed è stata recentemente aggiornata .
Secondo una recente indagine del Vision Council of America, il 90% delle persone che lavorano davanti a un computer sviluppa problemi oculari connessi al suo utilizzo, spesso sbagliato. Anche in Italia si presenta un’analoga situazione: molte persone che lavorano al PC sviluppano patologie visive legate all’utilizzo del computer e spesso non ne sono consapevoli. Esiste una distinzione tra due tipi di attività: passiva, quando l'operatore immette tramite tastiera dati che legge su un supporto cartaceo oppure attiva, l'operatore guarda delle immagini sul monitor e non ha necessità di leggere supporti cartacei, quindi sposta lo sguardo solo dalla tastiera al monitor e viceversa. In entrambi i casi l'operatore deve effettuare delle regolazioni per ottimizzare la situazione di lavoro. In ogni caso, se non vengono regolate in modo corrette postura, luci e luminosità, schermo e tipo di seduta si ha la possibilità che insorgano disturbi. Inoltre, va considerato che ciascun problema visivo, in età diverse, comporta provvedimenti diversi. Un miope sottocorretto, per esempio, modifica la sua postura in avanti sovraccaricando il collo, il tutto causa maggiori bruciori agli occhi per la vicinanza allo schermo e fastidi causati dalla contemporanea necessità di scrivere sulla tastiera e guardare il monitor. L’ipermetrope, manifesto o latente, ha il problema opposto: dopo un po’ i caratteri si sdoppiano e tende ad allontanarsi dallo schermo, problema che si accentua con la presbiopia. Infine gli astigmatici tendono ad avere posture lateralizzate per compensare astigmatismi elevati. Tutte queste accomodazioni possono provocare vari disturbi che prendono il nome di astenopia accomodativa: una sindrome clinica, causata da un disagio nella visione, che può manifestarsi con un insieme di sintomi oculari e generali: fotofobia, riduzione dell’acuità visiva, visione sfuocata o doppia, lacrimazione, prurito, irritazione, ma anche cefalea, nausea, vertigine tensione generale. Se poi si usano già gli occhiali è importante che abbiano filtri antiriflesso poiché gli schermi generano riflessi sia sulla superficie esterna sia su quella interna degli occhiali stessi. Esistono addirittura occhiali da lavoro con lenti occupazionali: si tratta di lenti per una lettura dinamica, che permettono una visione confortevole in tutta la zona da vicino e anche a media distanza. Sono quindi ideali per tutte le persone che necessitano spazi più ampi per vicino: lavori alla scrivania e videoterminali.
Va prestata inoltre attenzione alla postazione di lavoro: la sedia, per essere conforme, deve essere ben bilanciata, traslabile su rotelle e regolabile in altezza con lo schienale posizionato in modo da sostenere la zona lombare. La scrivania deve avere una superficie poco riflettente e la distanza tra il bordo e la tastiera, deve essere di almeno 15 cm, per poter appoggiare gli avambracci. La luce deve essere presente ma contenuta e il contrasto tra schermo e ambiente appropriato e le fonti luminose devono essere perpendicolari allo schermo. Il monitor, preferibilmente piatto di ultima generazione va regolato in modo idoneo per risoluzione, profondità di colore e frequenza d’aggiornamento. Ultimo accorgimento, che a volte può dipendere da variabili aziendali, è la pausa: una, di 15 minuti ogni 2 ore di attività, non come concessione ma come obbligo previsto dalla legge 626.

venerdì 17 ottobre 2008

Entro pochi anni potrebbe abbattersi la mortalità per cancro al seno: parola di Veronesi

Notizie incoraggianti arrivano da Umberto Veronesi . Secondo l'oncologo la mortalità zero per il cancro al seno potrebbe essere raggiutna . Occorrerebbe una decisa svolta nella Sanità italiana: più donne devono sottoporsi agli screening mammografici (nel Sud le percentuali sono pero' molto basse), gli screening devono essere effettuati con più accuratezza, con macchinari più moderni e da personale più specializzato.
“Il problema è innanzitutto convincere le donne a sottoporsi a screening diagnostico: e se una donna sa che un piccolo nodulo scoperto precocemente la porterà a un intervento minimamente invasivo che non altererà la sua corporeità, sarà portata naturalmente a cercare la diagnosi precoce”, afferma tra l’altro Veronesi. “Poi addestrare i medici a effettuare diagnostica di qualità, cosa ancora relativamente rara purtroppo per una serie di motivi. Poi fare in modo che tutte le strutture abbiano i fondi per acquistare le macchine diagnostiche adatte, le più moderne. Ci si deve rendere conto che i tumori della mammella non palpabili sono tra il 35 e il 40 per cento, e perciò l’imaging approfondito è decisivo. Si è stimato che per 1 mm di diametro in più di un tumore si ha un 1 per cento in meno di guaribilità: fino a 1 cm di diametro abbiamo ormai il 100 per cento di sopravvivenza, a 7 cm questa percentuale crolla al 50 per cento e va rapidamente diminuendo ancora a diametri maggiori”.
Ma quali sono le speranze concrete di vedere la mortalità per cancro al seno scendere a zero? “Nella mia vita ho visto la mortalità passare dal 90 per cento al 20 per cento – almeno all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – con proiezioni al 2020 di mortalità praticamente dello 0 per cento. Non posso quindi non avere speranza, concretissima speranza. Però ci sono alcuni punti dai quali non possiamo prescindere: si deve investire sulla ricerca, implementare una importante campagna di informazione e persuasione, diffondere le nuove metodologie diagnostiche (MRI, PET) e soprattutto fare formazione e addestramento del personale: bastano 1000-1500 radiologi ed ecografisti specializzati da distribuire sul territorio italiano con uniformità per avere risultati di portata storica. Mi domando perché lo Stato non finanzi un programma televisivo che spinga le donne a fare diagnosi, non vedo proprio perché, costerebbe anche poco. Insomma occorre dare una vigorosa spallata a questa dolorosa vicenda del tumore della mammella, che purtroppo rappresenta ancora un pericolo micidiale”.
Prevenzione, prevenzione: è l'arma migliore che abbiamo al momento .
Prokofiev

giovedì 16 ottobre 2008

Tumori legati anche allo status

Da tempo si parla di rischio neoplasie per le classi meno abbienti . L’incidenza di molti tumori può variare in base ai gruppi socioeconomici, e questo può essere perciò un osservatorio utile per individuare le cause delle disuguaglianze, soprattutto per attuare misure preventive più mirate, da quelle educative a quelle assistenziali. Un legame tra rischio oncologico e status socioeconomico si sarebbe evidenziato in particolare per alcune forme cancerose, come quelle della mammella, del polmone, della cervice o come il melanoma. Questo è il tema affrontato da una recente ricerca condotta in Gran Bretagna, dove tali differenze sono emerse, così come in altri paesi (Variation in incidence of breast, lung and cervical cancer and malignant melanoma of skin by socioeconomic group in England) . Attraverso otto registri nazionali sui tumori si sono ricavati i dati sui casi diagnosticati dal 1998 al 2003 di cancro del seno, del polmone, della cervice uterina e di melanoma maligno; lo status socioeconomico è stato classificato per ciascun malato in base all’Indice di deprivazione multipla 2004, in pratica una misura dello svantaggio sociale. Si è poi condotta l’analisi incrociata anche per età e regione di residenza. Le incidenze più elevate in Inghilterra si sono riscontrate nei gruppi più disagiati sia per il tumore del polmone che per quello cervicale, mentre è apparso il contrario per il melanoma e per il ca mammario con il massimo tra i meno disagiati. La disuguaglianza maggiore tra i due estremi socioeconomici riguardava il cancro del polmone, negli uomini e nelle donne, soprattutto per i pazienti con meno di 65 anni alla diagnosi; similmente per quello cervicale l’incidenza più alta era tra i più svantaggiati, con variazioni consistenti al cambiare dello status. Per il tumore mammario l’incidenza era sì maggiore nei meno disagiati, ma con differenze modeste tra i gruppi socioeconomici; per il melanoma, infine, c’erano ampie variazioni con lo status e trend simili per uomini e donne. Sono apparse poi differenze regionali nel gradiente socioeconomico con un gap che diventava più ampio per esempio per ca polmonare e cervicale nel Nord del paese e per il melanoma nell’Est e nel Sud-Ovest.
Gli autori osservano che le donne meno disagiate tendono ad avere meno figli e più tardi o a essere sovrappeso nel post-menopausa, fattori associati ad aumentato rischio di ca mammario; lo screening per il tumore della cervice è meno frequente tra le donne meno istruite; il fumo si lega allo status socioeconomico (è più precoce e frequente tra i lavoratori manuali) ed è anche la causa principale di cancro del polmone; il melanoma aumenta tra chi ha più opportunità di esposizione al sole.
Questa ricerca , che conferma dati già noti, potrebbe fornire utili spunti per la lotta contro il cancro.
Prokofiev

mercoledì 15 ottobre 2008

La SIIA lancia l'allarme ipertensione nei giovani: troppo fumo, alcool e droghe

L'ipertensione arteriosa, definita dagli specialisti il "Killer silenzioso", non è piu' appannaggio degli adulti. Molti giovani Italiani sono a richio di valori pressori elevati . L'eccessivo consumo di bevande alcoliche, di sigarette, di energy drink, di sale durante i pasti ma soprattutto di droghe, all'origine di questo . L'allarme arriva da Bruno Trimarco, presidente della SIIA - Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (www.siia.it) .
Secondo quanto spiegato da Trimarco, il pericolo si cela soprattutto nel crescente consumo di droghe di ogni tipo, che genererebbero crisi ipertensive con conseguenze spesso letali.
I dati raccolti dalla SIIA sono allarmanti : è colpito dall’ipertensione il 3% dei bambini di età compresa tra 0 e 10 anni nonché il 9% dei ragazzi tra gli 11 e i 18 anni. Più in generale, il 30% dei giovani ipertesi non sa di esserlo, proprio come avviene per gli adulti.
L’appello dei medici della SIIA è principalmente rivolto ai pediatri: sarebbe, infatti, consigliabile misurare non meno di tre volte la pressione arteriosa durante l’età neonatale, l’età infantile e il periodo della adolescenza poiché la pressione alta è in grado di procurare in breve tempo danni ai reni e al cuore.
Prokofiev

Censis: Italiani sempre meno salutisti, la Sanità è in crisi anche per questo ma nessuno lo ammette

Una brutta notizia per la Sanità Italiana . Gli Italiani meno salutisti rispetto a 10 anni fa. Questo il risultato di un'indagine realizzata dal Censis su un campione nazionale di 1.000 italiani 'over 18', i cui dati sono stati confrontati con analoghe ricerche effettuate dal Forum per la ricerca biomedica e dal Censis negli ultimi 30 anni, per 'fotografare' i mutamenti di mentalita' nel corso del tempo. I risultati sono stati presentati a Roma, in occasione di un incontro su "Trent'anni di ricerca biomedica e di lotta alle malattie". Per gli italiani oggi star bene vuol dire "essere soddisfatti e tranquilli", poter svolgere le proprie attivita' quotidiane, e - sempre di piu' rispetto al passato - "non avere malattie". Rispetto a 10 anni fa diminuiscono del 21,6% le persone che individuano nelle abitudini e nello stile di vita i fattori chiave per la buona salute, oggi pari comunque al 41,1% della popolazione, contro il 62,7% di soli 10 anni fa. Cresce, invece (del 10% rispetto al 1998) l'importanza e l'attenzione all'ambiente in cui si vive, ma anche ai geni (+6%) che possediamo. Insomma, a giocare un ruolo chiave sono sempre di piu' aspetti che travalicano volonta' e impegno dei singoli. Non sorprende, in quest'ottica, che per il 7,9% degli italiani un ruolo chiave per la buona salute lo giochino i progressi della medicina (+4,4%), mentre aumenta chi si affida alla Dea bendata: il 6,9% degli italiani (in crescita del 3,3% rispetto al 1987) e' convinto infatti che il merito della propria buona salute vada, appunto, alla fortuna.
Purtroppo il deficit della Sanità è dovuto anche alle cattive abitudini, se si pensa ai costi per le malattie de fumo e per l'obesità. Sarebbe opportuno un esame di coscienza prima di tutto .
Prokofiev

martedì 14 ottobre 2008

Una nuova e promettente cura per l'Alzheimer?

Nuovi progressi anche per malattie difficilmente curabili . Al congresso mondiale di Chicago si è parlato delle utlime ricerche ultime riguardanti alcune molecole dirette contro bersagli che finora erano sembrati sfuggenti, e altre che hanno confermato la possibilità di immunizzazione contro la malattia. Lo studio piu' importante al riguardo è stato condotto All'Università di Aberdeen, in Gran Bretagna, riguardante le proteine tau. Sono queste le proteine che devastano la cellula nervosa e causano, insieme alle placche di beta amiloide, la perdita di funzionalità di vaste aree cerebrali. Lo studio ha ha mostrato che il blu di metilene ha la proprietà di scioglie gli aggregati di proteine tau e che, somministrato ai pazienti affetti da alzhaimer, causa una stabilizzazione della degenerazione neuronale che, nel caso della sperimentazione condotta, si è protratta per oltre un anno e mezzo ed è stata superiore a quella del gruppo di controllo dell'80 per cento. Le proteine tau rappresentano il bersaglio anche di uno spray nasale chiamato AL-108, messo a punto dai neurologi della Duke University di Durham, in North Carolina, e somministrato ad un campione di 150 persone colpite da Mild Cognitive Impairment, il deficit di memoria che spesso precede la demenza.Dopo tre mesi si è osservata una significativa stabilizzazione della malattia.Per combattere il morbo di alzhaimer la ricerca non si rivolge solo alle proteine tau ma anche alla ricerca di un modo efficace per immunizzare i pazienti contro la proteina beta-amiloide attraverso la somministrazione di anticorpi monoclonali diretti contro di essa: i primi risultati degli esperimenti mostrano che la linea di ricerca è promettente.
Prokofiev

Stress psico-fisico fattore di rischio fondamentale per il cuore delle donne

Per gli uomini le malattie cardiovascolari, in particolare le patologie a carico delle coronarie hanno una causa prevalentemente organica, colesterolo, infiammazione e tossici come il fumo, nelle donne invece è spesso fondamentale la componente psicofisica: il sistema circolatorio sarebbe molto più sensibile allo stress emotivo. Questa la conclusione di una ricerca presentata al 20th Annual Transcatheter Cardiovascular Therapeutics Scientific Symposium in corso a Washington. Le donne, mediamente, lamentano disturbi d'ansia e da stress più spesso rispetto a quanto non facciano gli uomini. Le manifestazioni cliniche indotte da questi stati emotivi sono spesso quelle tipiche di alcuni disturbi coronarici. I medici, però, tendono a non fare una diagnosi che riguardi la salute del sistema circolatorio quanto a fare una diagnosi psicologico-comportamentale. Questo, secondo alcuni, dimostrerebbe che in molti casi l'eziologia di malattie cardiovascolari nelle donne potrebbe essere di natura psichica, dall'altro lato però porta a sottostimare le malattie coronariche nel genere femminile. Il bias di genere è un fenomeno su cui si riflette da tempo e che dovrebbe essere ridotto per garantire un corretto approccio alla salute al femminile. Secondo i dati ufficiali, infatti, le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte tra le donne. Sono responsabili di un terzo delle morti in soggetti di sesso femminile in tutto il mondo e la metà di questi decessi riguarda donne di età superiore ai cinquanta anni che vivono nei paesi sviluppati.
Prokofiev

lunedì 13 ottobre 2008

Lampadine a rispamio energetico pericolose per la salute?

Una ricerca Inglese mette in guardia sul rischio salute legato all'uso di lampadine a risparmio energetico Queste emetterebbero una quantità superiore alla media di raggi ultravioletti e quindi potrebbero aumentare il rischio di cancro alla pelle soprattutto per chi lavora molte ore vicino alle fonti di luce. Lo studio è stato pubblicato sul quotidiano Inglese The Guardian ( Radiation warning over ecofriendly lightbulbs) . La Health Protection Agency (HPA) ha condotto uno studio sui vari modelli di lampadine a risparmio energetico disponibili sul mercato, e ha verificato che il modello non incapsulato emette livelli troppo elevati di radiazioni UV-C in 9 casi su 53. A 2 centimetri di distanza dalla lampadina ci si trova esposti a un livello di emissione ultravioletta paragonabile a quello della luce solare diretta in un giorno d’estate.
Secondo gli esperti una esposizione ai raggi UV-C, anche limitata, causa danni al DNA .Il rischio più immediato, soprattutto per le categorie professionali che lavorano sotto la luce ravvicinata e continua di queste lampade, come gli orafi , è un arrossamento della pelle simile a una scottatura, ma è presente anche un limitato rischio di cancro della pelle.
Prokofiev

domenica 12 ottobre 2008

Oltre alla coca-cola anche il tè freddo favorirebbe la produzione di calcoli renali

Dopo la recente evidenza che quantità elevate di coca-cola possono aumentare il rischio di calcoli renali, un nuovo studio dimostra che anche il tè freddo puo' portare alla calcolosi renale. Lo studio è stato condotto su uomini sopra i 40 anni di età già predisposti ai calcoli renali. La ricerca è stata eseguita presso il dipartimento di urologia della Loyola University Chicago Stritch School of Medicine ed ha indagato sull'ossalato, il principale ingrediente chimico responsabile della formazione dei calcoli all'interno dei reni. Secondo gli autori la ricchezza di ossalato nel tè freddo potrebbe essere un fattore cruciale per la formazione dei calcoli . Uno degli autori, John Milner, ha dichiarato "Per molte persone, il tè freddo è potenzialmente una delle cose peggiori che possono bere; per le persone con tendenza alla formazione dei calcoli renali, non c'è dubbio sul fatto che sia una delle bevande peggiori da bere". Gli esperti affermano che l'acqua è la sostanza migliore da bere per evitare la disidratazione, e, se cercate un po' di aroma, suggeriscono di aggiungere una fetta di limone o semplicemente di farvi una limonata per appagare il gusto. Milner continua le sue osservazioni e spiega perché la limonata è un'alternativa più sana del tè freddo "I limoni sono molto ricchi di citrati, che inibiscono la crescita dei calcoli renali" e ha aggiunto "la limonata, e non parliamo di quella con l'aroma artificiale, rallenta lo sviluppo dei calcoli renali in quelle persone predisposte a questo problema". I calcoli renali si verificano più frequentemente durante i mesi estivi quando il calore e l'umidità sono al massimo. Il tè freddo e bevande gassate sono da evitare a causa del contenuto minerale (come l'ossalato). Il cibo altamente proteico, come gli spinaci, le noci, il rabarbaro e le diete a base di proteine possono contribuire alla formazione di calcoli, così come un sovra consumo (dosi giornaliere di oltre 1000 milligrammi) di vitamina C.
Prokofiev

Censis: Scatole di farmaci lasciate a metà da 7 Italiani su 10

E' ormai consuetudine poer molti acquistare dei farmaci e non usarli , o lasciare le scatole a metà . Sarebbero infatti e parcheggiati negli armadietti di 7 italiani su 10. Ma anche conservati, quasi nel 30% dei casi, senza più foglietto illustrativo. Il rapporto dei cittadini con il farmaco non è sempre tra i più corretti, basti pensare che oltre il 40% ha acquistato 'spessò o 'qualche volta' medicinali con obbligo di prescrizione senza ricetta. Questi i dati raccolti dal Censis per valutare l'efficacia della campagna informativa Aifa, rivolta ai cittadini, sui farmaci equivalenti ed il corretto uso dei farmaci, condotta tra marzo 2007 e gennaio 2008, realizzata attraverso interventi redazionali all'interno di trasmissioni Rai, e con locandine e informazioni. I risultati sono stati presentati nel corso del congresso dei medici di famiglia Fimmg, in corso a Villasimius (Ca). Il Censis ha analizzato inizialmente il comportamento degli italiani rispetto ai farmaci - intervistando oltre 2.500 cittadini - e, successivamente, ha valutato l'impatto della campagna . Secondo i dirigenti del Censis ci sono molte persone che non completano le cure. Negli armadietti delle famiglie italiane ci sono farmaci inutilizzati , spesso per il 20% del campione e qualche voltà per il 50%.
Tra gli altri problemi rilevati quello di «rivolgersi a persone diverse dal medico: anche se in casi limitati, 12% si rivolge, ad esempio ad amici e conoscenti».
Prokofiev

sabato 11 ottobre 2008

1.7 milioni di Italiani guariti dal tumore

Continua positivamente la lotta ai tumori in Italia ed in Europa. La mortalità si sta riducendo e la percentuale di guarigioni aumenta. Merito della prevenzione, della diagnosi precoce e delle nuove terapie . In Italia sono infati circa 1,7 milioni le persone guarite dal tumore e oltre dieci milioni in Europa: la malattia non rallenta, ma si muore meno. Dal congresso dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica emerge che i nuovi casi aumentano: si stima che i 240.000 del 2007 possano diventare 250.000 nel 2008.Le morti sembrano destinate a calare: da 140.000 del 2007 a 125.000 stimate nel 2008. In Italia la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi e' del 45,7% negli uomini e del 57,5% nelle donne.

Come reagiscono i medici ai pazienti che cercano notizie su internet? Una volta c'era l'incubo dell'enciclopedia medica...

Pro e contro della rete per quanto riguarda il rapporto medico-paziente. Anni fa c'erano le famigerate enciclopedie mediche a turbare i nostri sonni, oggi c'è internet . Sono sempre di più i pazienti che quando si ritrovano in uno studio medico hanno già preso informazioni in rete circa il supposto disturbo di cui soffrono o, nel caso abbiano già una diagnosi, circa la gestione della malattia che è stata loro diagnosticata.
Una recente inchiesta ha affrontato l'argomento del rapporto medico paziente dopo l'era internet. Tara Parker Pope, editorialista del New York Times, ha pubblicato il lavoro sul noto quotidiano americano (Now what? Knowledge is power) . Per i pazienti la possibilità di avere libero accesso all'informazione ha significato avere più consapevolezza riguardo a sé, alla propria salute, e anche di poter partecipare maggiormente, soprattutto attraverso le associazioni di pazienti, alla costruzione del sistema Sanità. Per molti pazienti raccogliere informazioni su internet risponde anche ad un bisogno emotivo e del tutto personale di avere sotto controllo il più possibile una situazione, come può essere la malattia soprattutto se grave, che spesso fa fare i conti con la caducità della propria vita.
E i medici? Come reagiscono davanti a dei pazienti informati ma, a seconda delle fonti da cui hanno attinto l'informazione, talvolta male informati? Sono infastiditi o aperti? . Le reazioni possono essere le più varie.
Alcune dichiarazioni di medici Italiani: "A volte sono guardingo perché penso che potrebbe rappresentare un problema visto che spesso le informazioni mediche su internet sono ferocemente disinformanti", dichiara Stefano Cagliano, in forza al Pronto Soccorso dell’Ospedale Belcolle di Viterbo. "Io mi diverto molto e sono pronta a discutere delle informazioni che hanno trovato", dichiara invece Flavia Longo, oncologa presso l'Oncologia Medica del Policlinico Umberto I di Roma. "Non sono infastidito ma neanche totalmente libero da pregiudizi", ammette sinceramente Claudio Monaci, psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale del Fatebenefratelli di Milano. "Da un lato mi sembra una cosa interessante che un paziente venga da me con delle informazioni su cui magari ha anche riflettuto e di cui ha parlato con amici o parenti, toglie un po' l'aura di sacralità che la psichiatria ha sempre avuto. A volte però su internet si trovano delle informazioni sbagliate e del resto è anche vero che, in un moto d’orgoglio, a volte in un angolo della mia mente penso che dovrei bastare io per dare le risposte".
Io rimango un po' perplesso quando i pazienti mi dicono di aver letto su internet , ma poi discuto serenamente il caso, anche in base alla tipologia di pazienti. Il rischio è effettivamente di apprendere notizie sbagliate da parte dei pazienti.
Prokofiev

venerdì 10 ottobre 2008

Presto una nuova arma contro il dolore: una proteina piu' potente ed efficace della morfina

Potremmo presto usufruire di un nuovo trattamento per la terapia del dolore. Si tratta di una nuova tecnica che consiste nell'iniezione di una proteina in grado di combattere il dolore per piu' di tre giorni, circa 14 volte piu' a lungo della morfina. La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori della University of North Carolina Chapel Hill School of Medicine , che hanno pubblicato lo studio sulla rivista Neuron. La proteina si chiama 'fosfatasi acida prostatica' (Pap) e, senza provocare effetti collaterali, sembra capace di neutralizzare la sostanza chimica nel corpo che invia i messaggi di dolore al cervello.
Gli scienziati hanno iniettato la Pap nella spina dorsale di topolini geneticamente modificati affetti da dolori molto forti. Ebbene, la proteina ha soppresso il dolore molto di piu' di quanto ha fatto la morfina. Non solo: l'effetto e' durato molto piu' a lungo del farmaco. Una dose di Pap, infatti, puo' durare massimo 3 giorni, molto piu' delle cinque ore della morfina. Questo perche' la proteina agisce proprio sugli agenti che provocano il dolore. Le cellule nervose, infatti, rilasciano una sostanza chimica nota come 'adenosina trifosfato' (Atp), che a sua volta, stimola la sensazione di dolore. La Pap converte l'Atp eliminando il dolore. "E' del tutto possibile - ha spiegato Zylka - che Pap possa essere usata come un trattamento contro il dolore, attraverso delle iniezioni proprio come avviene con la morfina". Lo scopo dei ricercatori e' pero' quello di modificare le modalita' di assunzione. "Vorremmo cambiare e trasformare - ha detto lo scienziato - il trattamento in pillola".
Gli scienziati concludono : ''Questa proteina ha il potenziale per diventare un trattamento innovativo contro il dolore'''Siamo rimastidavvero colpiti che una semplice iniezione possa avere un effetto cosi' potente sul dolore. Non solo, sembra lavorare addirittura meglio del farmaco comunemente usato, la morfina''.
Prokofiev

Resiste il mito per eccellenza in medicina , il "Mal di reni"


Il mito per eccellenza in medicina, a distanza di secoli, continua ad essere il famosissimo "Mal di reni", l'incubo dei nefrologi. Assistiamo ancora impotenti all'arrivo di persone anziane in ambulatorio o in Pronto Soccorso, che lamentano questo sintomo .
Occorre quindi ricordare al proposito che la totalità dei dolori lamentati originano dalle strutture ostemuscolari , ma, data la posizione nel retroperitoneo dei reni , questo fa sì che l'origine del dolore venga riferito ai due emuntori . Il rene non possiede infatti innervazione atta a trasmettere il dolore, noto meccanismo di difesa , che ha permesso l'evoluzione e la sopravvivenza del genere umano. La stessa colica renale, dolore peraltro tra i piu' violenti in natura, è dovuto allo spasmo della muscolatura che avvolge gli ureteri e le vie urinarie, per cercare di espellere il calcolo, quando questo si incunea.
L’insufficienza renale acuta, o la glomerulo nefrite acuta ( nelle varie tipologie), danno una serie di sintomi , quali il gonfiore agli arti inferiori, l’aumento della pressione arteriosa, il sangue e/o le proteine nelle urine, ma mai dolore .
Unica eccezione la pielonefrite acuta, che una volta, prima dell’avvento dell’ecografia, si riconosceva tramite la manovra di Giordano ( il vivo dolore colpendo con il taglio della mano la regione lombare) , con il dolore nella regione perirenale , sede di infiammazione.
Sembrerà una banalità, ma vi assicuro che la maggior parte delle persone ritengono ancora oggi che i reni facciano male, quando affaticati.
Prokofiev


giovedì 9 ottobre 2008

La cocaina riduce la corteccia cerebrale: ma non si esclude il fenomeno opposto: una corteccia ridotta in chi è predisposto a drogarsi

Importante ricerca targata USA . La cocaina riduce l'area cerebrale corticale : chi l'assume, infatti, ha la corteccia cerebrale di volume ridotto, in particolare nelle aree frontali importanti per pianificare, prendere decisioni, prestare attenzione e riflettere. Lo studio è stato condotto dai ricercatori del Massachusetts General Hospital di Boston diretti da Hans Breiter, il cui studio è pubblicato dalla rivista Neuron. Ma gli scienziati ammettono anche un'altra possibilità: che ciò non sia solo un effetto della droga ma anche un fattore innato (cioé una 'causa' della tossicodipendenza più che un effetto) che predisporrebbe l'individuo a drogarsi. Gli esperti hanno misurato con la risonanza magnetica il volume della corteccia cerebrale di 20 cocainomani e 20 individui sani: nei primi hanno trovato un volume sempre ridotto per la corteccia frontale, fatto non riconducibile a semplici differenze individuali perché il volume della corteccia è piuttosto simile tra individui della stessa età e sesso. Sottoposti a vari test cognitivi per mettere alla prova la loro capacità decisionale e il loro livello di attenzione, prerogative della corteccia frontale, i cocainomani hanno manifestato alcune defaillance rispetto ai sani. Molte di queste differenze nelle dimensioni della corteccia sono proporzionali alla durata della tossicodipendenza e quindi é plausibile siano effetto dell'assunzione di cocaina. Altre però, conclude Breiter, sono indipendenti e potrebbero suggerire l'esistenza di fattori anatomici che predispongano alla dipendenza.

Crisi finanziaria: allarme OMS per salute mentale e suicidi

Secondo l'OMS la crisi finanziaria mette seriamente a rischio la salute . Il direttore generale dell'OMS avverte : «Non dobbiamo sottovalutare le probabili conseguenze della crisi finanziaria sui disturbi mentali" . Queste le parole di Margaret Chan durante la Giornata mondiale della salute mentale .
Secondo l'organizzazione dell'Onu, l'impatto potrebbe essere particolarmente incisivo per coloro che vivono nei paesi a basso o medio reddito procapite, dove l'accesso alle cure è spesso limitato.
Ma attenzione, «non stiamo parlando dello speculatore di borsa che ha perso tutto e che si butta dalla finestra», ha precisato Benedetto Saraceno Direttore del Programma Salute mentale dell'Oms. «Il timore dell'Oms non è tanto l'effetto diretto della crisi finanziaria come fattore di rischio per le malattie mentali. Ci possono essere episodi isolati di persone che stanno male e forse si suicidano. «Una grande recessione si accompagna con dei fenomeni di impoverimento che a cascata possono portare a colpire le popolazioni più vulnerabili, per esempio le donne sole con figli a carico ed in situazioni già difficili o i contadini indebitati in alcuni Paesi in via di sviluppo. Questi fenomeni a cascata possono determinare un aumento del consumo dell'alcol, un aumento dei suicidi, di episodi depressivi gravi, legati al progressivo impoverimento delle fasce più vulnerabili della popolazione». Questo fenomeno rende ancora più necessario il nuovo Programma d'azione dell'Oms sui disturbi mentali. Esso intende proprio ad «aumentare le opportunità di cura dei probemi di salute mentale per le popolazioni più vulnerabli e povere», ha spiegato Saraceno.
Prokofiev

mercoledì 8 ottobre 2008

L'FDA vieta negli USA i farmaci per la tosse ai bambini inferiori ai 4 anni, un altro passo in avanti

Un altro passo in avanti per la sanità mondiale. Dopo i casi di morti infantili associate all'uso di farmaci per la tesse in bambini molto piccoli, la Food and Drug Administration continua nella sua lotta per limitare il consumo di farmaci nella popolazione infantile. Da oggi alcune delle principali aziende produttrici di farmaci per bambini, accogliendo una richiesta in tal senso della Fda, presentano sulle confezioni di sciroppi per la tosse e degli altri farmaci per le malattie di stagione questa avvertenza precisa: attenzione, il consumo di questo farmaco e' vietato per i bambini sotto i 4 anni. Alcune delle principali aziende produttrici, come la Procter & Gamble e Johnson & Jhonson, si sono impegnate a modificare in tal senso le etichette dei loro medicinali da banco, che in America possono essere acquistati anche al supermercato. La decisione e' stata presa insieme alla Fda, accogliendo un monito espresso anche dalla Associazione Pediatri. L'associazione, sul suo giornale Pedriatics, ha rivolto un pubblico appello ai genitori d'america invitandoli a evitare di somministrare troppi medicinali ai figli in tenera eta'. Secondo un recente studio sono seimila i bambini sotto i 6 anni che - a causa di un semplice raffreddore - vengono portati al pronto soccorso. I pediatri hanno riscontrato che alla maggior parte di loro e' stata somministrata una quantita' eccessiva di farmaci.
Vedremo presto anche nel resto del mondo gli effetti di questa notizia.
Prokofiev

Frank Zappa - Inca Roads

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