
La voglia irresistibile di fumare una sigaretta è causata da due fenomeni: dipendenza e craving. Entrambi sono caratterizzati sia da una componente neurobiologica che da una componente psicologica. Il "Craving" è letteralmente la bramosia di fumare e si genera in una zona del cervello diversa da quella dove alberga la dipendenza. Queste nuove ipotesi sono sostenute da una ricerca di un gruppo di psicologi spagnoli della Università di Granata , guidati da Miguel Ángel Muñoz García (A research on craving or intense desire for tobacco establishes the bases for addiction control). I ricercatori hanno studiato sia il comportamento di consumatori abituali di cocaina, sia quello di forti fumatori .
Sia la dipendenza che il craving sono causate, e questo vale per tutte le sostanze assimilabili a droghe, dall'aumento della quantità di dopamina presente nel sistema mesolimbocorticale detto anche "sistema della gratificazione o della ricompensa" cerebrale. Le azioni della nicotina sul cervello sono mediate da specifici recettori colinergici, detti appunto nicotinici. La nicotina inibisce il reuptake di dopamina. La dipendenza da nicotina mima, in un certo senso, i meccanismi naturali di ricompensa possedendone tanto gli aspetti incentivanti quanto quelli consumatori. Il tono dopaminergico mesolimbico risulta coinvolto negli aspetti incentivanti della gratificazione da nicotina e, quindi, nella acquisizione e/o riacquisizione dei comportamenti tossicofili. Una volta acquisito, tale comportamento viene reiterato, non solo per le sue peculiarità incentivanti, ma anche per le proprietà consumatorie dell'assunzione di nicotina, che sembrano essere relativamente indipendenti dal tono dopaminergico mesolimbico. La dipendenza da nicotina è una condizione cronica, in cui il mantenimento dell'auto-somministrazione è legato all'insorgere di una risposta da stress secondaria all’astinenza, che presenta proprietà avversive, oltre che alle caratteristiche gratificanti del comportamento d’abuso. Il tono dopaminergico mesolimbico potrebbe essere coinvolto negli effetti avversivi della sospensione di nicotina nei soggetti dipendenti. Il fenomeno della dipendenza da fumo coinvolgerebbe, in altre parole, un meccanismo di rinforzo positivo gratificante dopaminergico, in fase appetitiva e consumatoria, nonché un rinforzo avversivo astinenziale, almeno parzialmente modulato dal tono dopaminergico mesolimbico. Questa forte componente organica dimostra perché è molto difficile smettere di fumare o, in genere, uscire da una dipendenza. Si tratta di convincere il cervello che i neurotrasmettitori possono essere attivati anche da pratiche diverse dal fumo di sigaretta e sicuramente più salutari come, per esempio, l'attività fisica, una sana risata o del buon sesso. Nonostante sia inconfutabile che la dipendenza abbia anche una causa organica, ad oggi l'unica possibilità di successo sta nella forza di volontà. I trattamenti anti-fumo, oggi disponibili, hanno dimostrato un'efficacia molto ridotta se non sono supportati da una forte convinzione da parte del soggetto che vi si sottopone: una forte motivazione è il vero segreto per liberarsi dal vizio.
Prokofiev
Sia la dipendenza che il craving sono causate, e questo vale per tutte le sostanze assimilabili a droghe, dall'aumento della quantità di dopamina presente nel sistema mesolimbocorticale detto anche "sistema della gratificazione o della ricompensa" cerebrale. Le azioni della nicotina sul cervello sono mediate da specifici recettori colinergici, detti appunto nicotinici. La nicotina inibisce il reuptake di dopamina. La dipendenza da nicotina mima, in un certo senso, i meccanismi naturali di ricompensa possedendone tanto gli aspetti incentivanti quanto quelli consumatori. Il tono dopaminergico mesolimbico risulta coinvolto negli aspetti incentivanti della gratificazione da nicotina e, quindi, nella acquisizione e/o riacquisizione dei comportamenti tossicofili. Una volta acquisito, tale comportamento viene reiterato, non solo per le sue peculiarità incentivanti, ma anche per le proprietà consumatorie dell'assunzione di nicotina, che sembrano essere relativamente indipendenti dal tono dopaminergico mesolimbico. La dipendenza da nicotina è una condizione cronica, in cui il mantenimento dell'auto-somministrazione è legato all'insorgere di una risposta da stress secondaria all’astinenza, che presenta proprietà avversive, oltre che alle caratteristiche gratificanti del comportamento d’abuso. Il tono dopaminergico mesolimbico potrebbe essere coinvolto negli effetti avversivi della sospensione di nicotina nei soggetti dipendenti. Il fenomeno della dipendenza da fumo coinvolgerebbe, in altre parole, un meccanismo di rinforzo positivo gratificante dopaminergico, in fase appetitiva e consumatoria, nonché un rinforzo avversivo astinenziale, almeno parzialmente modulato dal tono dopaminergico mesolimbico. Questa forte componente organica dimostra perché è molto difficile smettere di fumare o, in genere, uscire da una dipendenza. Si tratta di convincere il cervello che i neurotrasmettitori possono essere attivati anche da pratiche diverse dal fumo di sigaretta e sicuramente più salutari come, per esempio, l'attività fisica, una sana risata o del buon sesso. Nonostante sia inconfutabile che la dipendenza abbia anche una causa organica, ad oggi l'unica possibilità di successo sta nella forza di volontà. I trattamenti anti-fumo, oggi disponibili, hanno dimostrato un'efficacia molto ridotta se non sono supportati da una forte convinzione da parte del soggetto che vi si sottopone: una forte motivazione è il vero segreto per liberarsi dal vizio.
Prokofiev

1 commento:
necessita di verificare:)
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